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Scarpe contraffatte vendute on line usando gli influencer

La Gdf di Pisa ha scoperto un' impresa familiare illecita. Sequestrati 340mila euro

Scoperta a Pisa una impresa familiare che vendeva scarpe contraffatte on line. La GdF pisana, nell’ambito dell’operazione “Top Shoes” ha sequestrato 340mila euro, oscurato 5 profili social su Instragram e Telegram e segnalato 15 influencer che pubblicizzavano i prodotti sui loro canali

I finanzieri del comando provinciale delle fiamme gialle, in collaborazione con il personale del nucleo speciale repressioni frodi tecnologiche, hanno eseguito le perquisizioni domiciliari, delegate dall pocura della Repubblica, nei confronti di quattro indagati, residenti a Pisa, facenti parte del medesimo nucleo familiare e che, a vario titolo, sono stati denunciati per i reati di introduzione nello Stato e commercio di prodotti contraffatti.

Nei loro confronti è stato disposto anche il sequestro di oltre 330mila euro, l’equivalente dei guadagni illeciti degli ultimi due anni, nonché l’oscuramento di 5 profili social utilizzati per commercializzare i prodotti falsi e attirare i clienti.

La fiorente attività, spiega il tenente colonnello Roberto Lauretta era operativa da oltre due anni. Gli indagati si erano organizzati attribuendo compiti e funzioni ad ogni membro della famiglia: il genero, era addetto alle pubbliche relazioni e alla propaganda sui principali social network, come Facebook, Instagram e Telegram; la figlia, si occupava delle ordinazioni dei prodotti falsi dalla Cina e delle spedizioni in varie regioni d’Italia; la nonna, si intestava carte prepagate per l’accredito dei proventi illeciti; il padre, si occupava del loro reimpiego per l’acquisto di ulteriori prodotti falsi.

Una vera e propria impresa familiare, il cui oggetto sociale esclusivo era soprattutto la vendita di scarpe di lusso contraffatte delle principali case di moda: Balenciaga, Chanel, Givency, Alexander McQueen, Fendi, Dior, Louis Vuitton, Versace, Nike e Gucci.

L’attività prevedeva anche la collaborazione di 15 giovani influencer, che pubblicizzavano i prodotti sui loro canali, ottenendo 20 euro per ogni cliente procacciato, denaro accreditato direttamente sulle loro postepay.

Le indagini delle fiamme gialle, svolte attraverso l’analisi del web, il tracciamento del percorso telematico, la ricostruzione dei flussi finanziari e il monitoraggio delle singole spedizioni hanno consentito di ricostruire un giro di affari che, in due anni, è stato quantificato in circa 400mila euro, nonché l’identificazione di oltre 2.500 clienti, che ricevevano la merce direttamente nelle loro case.

L’ esecuzione dell’attività odierna, disposta dalla Autorità Giudiziaria pisana, permetterà di porre un freno alle attività di questa organizzazione che, proprio nel periodo di lockdown, aveva visto aumentare notevolmente il giro di affari, analogamente a quanto avvenuto a tutte le società dedite all’e-commerce.

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