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Primo fiocco rosa nella sala parto Covid dell’ospedale di Cecina

Ad aprire gli occhi sul mondo è stata la piccola Beatrice, una splendida bambina di 3 chili e 958 grammi

Un parto di una mamma Covid positiva all’ospedale di Cecina.

Primo fiocco rosa nella nuova sala parto di Cecina destinata alle partorienti Covid positive.

Questa mattina (25 novembre) ad aprire gli occhi sul mondo è stata la piccola Beatrice, una splendida bambina di 3 chili e 958 grammi nata con parto naturale. Lei e la madre stanno bene e saranno dimesse nei prossimi giorni.

“Il lieto evento di stamani – racconta Andrea Antonelli, direttore del reparto di ostetricia e ginecologia di Cecina, Piombino ed Elba – rappresenta la dimostrazione più evidente di come lavorando in collaborazione si possono ottenere risultati importanti. La donna residente all’Isola d’Elba, era stata identificata come positiva alla 40esima settimana di gestazione. Così è stato allestito un percorso specifico che l’ha prima portata ad essere ospitata in un albergo sanitario della nostra Zona e infine a partorire in sicurezza in ospedale. Sono quindi molteplici i soggetti da ringraziare  sia negli ospedali che nei territori e vorrei davvero che il giusto merito fosse riconosciuto a ciascuno di loro. Posso dire con orgoglio che anche Cecina, come ospedale Covid, è pronto per fare la propria parte”.

La terza sala parto, lo ricordiamo, era stata allestita nei giorni scorsi per affiancare le due normalmente utilizzate per le pazienti non affette da Coronavirus e permettere così di tenere ben separati i percorsi garantendo la sicurezza di utenti e operatori. Attualmente nella sala viene utilizzato il letto parto  in dotazione all’ospedale di Piombino in attesa dell’arrivo, previsto a giorni, di quello nuovo polifunzionale di ultima generazione acquistato dall’Azienda USL Toscana nord ovest.

“La donna – racconta Lia Burgalassi, coordinatrice infermieristica dell’area materno onfantile di Cecina, Piombino ed Elba – ha potuto vivere un’esperienza di parto simile, in tutto e per tutto a quella di una qualsiasi altra partoriente.  È stata assistita con le modalità di sempre con l’unica differenza che gli operatori hanno dovuto indossare gli ormai classici dispositivi di protezione come  tute e maschere”.

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