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Palestra aperta a Livorno, scattano i controlli e le sanzioni

L'attività era stata sanzionata anche a novembre scorso. I titolari: "Siamo in regola, interventa il prefetto"

Verifica della polizia di Livorno in una palestra a Stagno.

All’interno della struttura sono trovate diverse persone intente ad allenarsi, ma nessuna di queste è risultata essere un atleta agonista, con relativo tesseramento. Poiché l’attuale decreto consente l’allenamento al chiuso solo ed esclusivamente agli atleti agonisti partecipanti agli eventi e competizioni riconosciute di preminente interesse nazionale con provvedimento del Coni, alle persone presenti è stata elevata la sanzione, che va da 400 a mille euro.

Nei confronti del titolare della palestra è stata invece contestata la reiterazione dell’inosservanza a quanto stabilito dal decreto  che prevede il raddoppio degli importi dovuti. Difatti, lo stesso, lo scorso novembre, si era già reso responsabile della medesima violazione, non sospendendo l’attività della palestra, motivo per il quale, oltre alla contestata sanzione, veniva informata la prefettura per l’applicazione delle sanzioni accessorie.

La polizia ricorda agli sportivi “che l’allenamento all’interno delle palestre è consentito solo agli atleti agonisti. I servizi di controllo sul rispetto delle norme di contenimento dell’emergenza epidemiologica continueranno nei prossimi giorni e saranno intensificati durante i fine settimana”.

Diversa la ricostruzione dei titolari della palestra: “La palestra è già chiusa, nessuno l’ha mai aperta – dicono dalla palestra – Abbiamo atleti professionisti e non professionisti correttamente iscritti a delle competizioni nazionali (verificabili sul sito Ufficiale del Coni) che stanno svolgendo allenamenti a porte chiuse così come previsto dalla legge. Abbiamo infatti atleti iscritti a varie competizioni, alcuni anche legati all’esercito e ad altre forze di polizia che si allenano da noi correttamente nel rispetto della legge.  In realtà stiamo facendo rispettare le regole indicate dall’ente organizzatore dell’evento nazionale. Ci viene contestato il fatto che molti atleti non avessero il certificato medico agonistico, ma la manifestazione a cui sono iscritti non lo prevede se non nella fase finale di gara. In ogni caso è paradossale il dispiegamento di forze dell’ordine e le modalità utilizzate per un cavillo ti tipo amministrativo;  può un certificato determinare tutta questa confusione? Era così necessario spaventare gli atleti e lo staff con una “retata” del genere?“.

“La cosa che ci ha sorpreso di più infatti sono i modi usati dalla questura e delle persone che hanno svolto il controllo – proseguono dalla palestra – non siamo criminali o fuorilegge, ma professionisti che stanno svolgendo le uniche attività di tipo sportivo che sono consentite al momento. Dovremmo non svolgere anche queste (anche se previste dalla legge) solo per il capriccio di qualcuno? Per di più una persona si è pure sentita male, il che rende ancora più grave l’accaduto. Condito infine da una piazzata sui giornali da parte della questura che ha chiaramente l’intento di spaventare le persone e mettere in cattiva luce la nostra struttura. Mi rivolgo al prefetto e al questore per un incontro da fissare quanto prima e mettere una pietra sull’accaduto. Ciò che ci auguriamo è che ci siano delle scuse da parte di chi ha sbagliato, sperando che chi dovrebbe salvaguardare l’ordine non continui a spargere disordine…”

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