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‘Cose nostre. La rivelazione’ di Pasquale Sgrò: un’oscura saga familiare senza speranza di redenzione

Il libro è edito da Bookabook. La recensione di Luciano Luciano

Narrazione di una discesa agli inferi, questo libro.

La compiono, con tutto il loro carico di dolore e orrore, di attrazione e ripulsa, i due protagonisti: una giovane donna, bella e affascinante, e un uomo ampiamente adulto e già avviato sui sentieri malmostosi della maturità. I due non si conoscono, non si sono mai incontrati prima d’allora e abitano in due distinte e lontane parti del mondo, addirittura ai due emisferi opposti.

In lui, Francesco detto “Ciccio”, calabrese d’origine ma fattosi toscano per motivi professionali e familiari, agisce una memoria tenace e non pacificata di un’infanzia ormai lontana e difficile, segnata da non poche zone d’ombra; in lei, Giovanna, argentina d’origine italiana, opera invece un’ansia di memoria, una volontà opaca ma determinata di far luce sul mistero delle proprie radici lontane nel tempo e nello spazio: segnatamente la storia della madre, ormai morta da anni, una donna dagli occhi luminosi, colta dalla forte personalità, il cui ricordo ha saputo vincere la maledizione degli anni e i disastri emotivi dell’emigrazione. Meta comune del viaggio intrapreso dai due da due punti lontani del globo, un piccolo paese della Calabria interna, un tempo vivo e vitale, animato com’era da presenza di una vivace comunità contadina, oggi quasi deserto, spopolato, abbandonato dai più.

Deuteragonisti due vecchi, entrambi malati e in punto di morte: Gavino, ricchissimo e chiacchierato imprenditore della capitale argentina, già a suo tempo connivente con i macellai in divisa di quello sfortunato Paese, e zi’ Petru, potente ‘ndranghetista, un uomo duro e tagliente come la roccia, capo indiscusso dei poteri criminali della zona, rimasto per tutta la durata della sua esistenza abbarbicato a quel borgo dimenticato a fare i conti con i fantasmi di misfatti inconfessabili. Un quadrilatero all’interno del quale si sviluppano dinamiche impensate e capaci di illuminare oscure vicende del passato, sparizioni improvvise, scelte altrimenti incomprensibili, fughe e… ritorni. Rivelazioni capaci di cambiare il corso di esistenze già strutturate, ben definite, positivamente orientate. Sembra quasi che quell’anonimo paese della calabria profonda si sia trasformato in un oscuro grumo intriso di Male: quello che nasce dalla brutalità familiare, dalla menzogna o dal non detto protrattosi per generazioni. E il prezzo da pagare, dopo decine e decine d’anni di silenzi, per tutti i nostri protagonisti sarà alto, molto alto.

Non nuovo alla scrittura romanzesca, Pasquale Sgrò – sua la fortunata trilogia dello ispettore Carlo Felicino, “eroe indagatore” viareggino impegnato sul fronte della sicurezza sul lavoro – governa con mano sicura una complessa macchina narrativa, fitta di storie individuali e familiari, mentre presente e passato si intrecciano tra loro in una complessa trama di azioni, reazioni, rimandi, ambiguità, equivoci… Lo aiuta una forma comunicativa fruibile, cordiale, leggibile e al tempo stesso capace ora di scavare con la parola dentro psicologie complesse e tormentate, ora portare realisticamente alla luce le motivazioni elementari della condizione umana: l’amore, la gelosia, il desiderio di vendetta, la violenza compiuta in nome di una malinteso senso dell’onore familiare. Maturate, come accadeva ancora nella seconda metà del secolo scorso e forse ancora oggi, in tante aree del nostro meridione in ambienti economicamente e culturalmente degradati. Meno felice, almeno a parere di chi scrive, il ricorso ad alcune convenzioni proprie della narrativa popolare e d’appendice, per esempio il meccanismo dell’agnizione che semplifica e impoverisce un insieme romanzesco che proprio l’Autore ha ha voluto denso, mosso, articolato, volutamente ricco di tortuosità e torsioni.

Luciano Luciani

Pasquale Sgrò, Cose nostre. La rivelazione, editore Bookabook, 2020, pagine 310, euro 18

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