In libreria “Santo sudicio!”, trenta storie dalla penna di Luciano Luciani

Pubblicato da Carmignani editrice, il libro indaga con ironia tre paure e una speranza

Qualche libro sta bene sotto ogni albero di Natale che si rispetti. Specie in questo annus horribilis 2020, che se non altro ha fatto riscoprire il piacere della lettura e del pensiero a chi, volente ma per lo più nolente, si è ritrovato a trascorrere in pantofole gran parte della propria giornata tra le mura domestiche.

Tra le novità in tutte le librerie lucchesi c’è l’ultima fatica di Luciano Luciani, docente e scrittore dalla penna leggera, divertita e spesso irriverente. Il titolo è Santo sudicio! e fa il verso, con smaliziata ironia, all’imperativo Santo subito! che riempì con cartelloni e striscioni piazza San Pietro nell’aprile 2005, quando migliaia di fedeli e papaboys si strinsero per piangere la morte di Karol Wojtyła.

Uscito per i tipi di Carmignani editrice, il saggio del professore romano di nascita e lucchese di adozione ha anche un sottotitolo: Trenta storie tra sporco e pulito. E tanto basterebbe per attirare l’attenzione e addentrarsi tra le 164 pagine del libro col giusto spirito: la voglia di spiluccare di qua e di là, da capitoli brevi, piacevoli, dotti e mai noiosi.

È questo il tratto che più identifica la scrittura di Luciani: un’assenza di gravità e una curiosità enciclopedica, famelica, verso storie dimenticate eppure cariche di vita. In Santo sudicio! va in scena una carrellata di usi, costumi, aneddoti, stranezze, tutte tenute insieme da un’originale mappa dell’opera articolata su tre paure e una speranza.

santo sudicio luciani

Una sorta di avventura tra i misteri di archetipi ancestrali che tante culture hanno orientato – come l’antropofagia tra miti e religioni – con in tasca il biglietto per il viaggio di ritorno. E così il lettore sorride, insieme all’autore, di credenze e bizzarrie, muovendosi tra epoche lontane e imparando a riconoscerne i riverberi nell’oggi. Non poteva mancare, nel cuore di una pandemia, una sezione dedicata ai contagi e ai contagiati, della storia e della letteratura. Un tema che apre alle documentate e buffe ricostruzioni agiografiche di scarsa igiene personale che hanno dato il titolo al saggio.

Dalle malattie la penna di Luciani passa a indagare il cibo come eccesso, come blasfemia, come rimedio fantasioso e talvolta pruriginoso alle tante défaillance dell’umana specie. D’altronde l’autore ha all’attivo numerosi libelli di cucina: anche in Santo sudicio! il mangiare è solo un pretesto per approfondire ricette e modi di dire coloriti come “Chi ha il cul nell’ortica / spesse volte gli formica”.

E alla fine? Arrivano i nostri, come nella migliore tradizione narrativa. Si chiude con una sezione dedicata alla scienza e alla ragione che ha allungato la nostra aspettativa di vita, questo florilegio di saggi che Luciani ha dato alle stampe un mese fa. Sono i medici – persino quello molisano che inventò la penicellina senza essere preso sul serio – la speranza che fa da controcanto alle prime tre sezioni dedicate ad altrettante diverse paure – tutte, ostinatamente, centrate sul corpo. Perché, in fondo, è la materia di cui siamo fatti, lo strumento che rende tangibile l’esperienza del mondo.

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