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Le rubriche di Lucca in Diretta - Libri

In libreria ‘E questo è niente’, ultimo romanzo di Michele Cecchini

Edito da Bollati Boringhieri si ispira alla figura di Adriano Milani

Nuovo romanzo per lo scrittore lucchese Michele Cecchini. Si chiama E questo è niente ed è edito da Bollati Boringhieri.

È una strana forma di letargia quella che coglie all’improvviso gli abitanti di via Cadorna, dove i più anziani sprofondano a turno in un sonno che dura ventiquattr’ore e poi svanisce senza lasciare traccia. Qui, in un piccolo borgo della campagna fiorentina alla metà degli anni Sessanta, vive Giulio, il nipote del dottore del paese.

Giulio ha sedici anni e ne dimostra la metà. Non si muove e non parla. Si definisce “un coso che ha due braccia e due gambe, ma non funziona nulla”. È tetraplegico. Immobile nel suo lettino, Giulio osserva, rielabora gli scampoli di vita che gli capitano a tiro, intercetta parole e reinventa l’esistenza a modo suo. Insieme alle ipotesi che via via si dipanano sui motivi della letargia, Giulio racconta di sé e della sua famiglia – il nonno autoritario, il padre indolente, la madre a caccia di sogni – da cui emerge un quadro strampalato dei normali, «gli esseri più misteriosi e più scontenti di tutti», messi straordinariamente a fuoco da chi normale non è, anzi si vede affibbiato l’epiteto di infelice. Improvvisamente per Giulio si apriranno le porte di un mondo nuovo e inaspettato grazie a uno dei medici che giravano per i paesi alla ricerca dei piccoli pazienti invisibili: un dottore alla rovescia ispirato alla figura di Adriano Milani, fratello di don Lorenzo, che a lungo si batté perché la sanità restituisse a questi bambini dignità di persona. La scrittura di Michele Cecchini, lieve e insieme cruda, invita a entrare con coraggio nei pensieri e nell’universo di chi non ha voce. Una fiaba senza fiabesco, dal tono mai patetico e a tratti scanzonato. L’esistenza raccontata da un bambino che non ha alcuna intenzione di rinunciare alla felicità e si lascia “amare dalla vita come viene viene”.

Questo romanzo non è solo una storia ma anche un atto d’amore verso chi fa parte di quelli che chiamiamo “gli ultimi”, i bambini affetti da paralisi cerebrale infantile, spesso provocata dall’uso del forcipe durante il parto. Adriano Milani, neuropsichiatra e fratello di don Lorenzo, fu tra i primi in Italia a battersi perché la sanità si prendesse cura di questi bambini, riconoscendo loro la dignità di esseri umani. Dopo lunghe battaglie, arrivò a dirigere a Firenze un istituto in cui confluivano bambini cerebrolesi, i quali svolgevano lì non solo la fisioterapia, ma anche altre attività. Si trattava di casi estremamente gravi, di cui quasi nessuno anche tra i medici voleva occuparsi.

Così alcuni dottori dell’equipe di Adriano Milani giravano per i paesini della Toscana chiedendo ai farmacisti, ai parroci, ai medici di famiglia se fossero a conoscenza di casi di bambini tetraplegici nei paraggi. Una volta individuati, bisognava convincere le famiglie, talvolta restie, ad affrontare questo tipo di percorso. Nel libro il protagonista chiama questi medici dottori alla rovescia, perché in maniera inusuale sono loro ad andarsi a cercare i pazienti, per toglierli dal cono d’ombra in cui sono stati relegati. Anche il padre dell’autore, Sergio Cecchini, è stato un dottore alla rovescia. Neuropsichiatra, allievo di Adriano Milani, lavorò presso l’istituto di Firenze per poi aprire nel 1966 lui stesso a Lucca un centro per bambini affetti da paralisi cerebrale infantile.

Michele Cecchini è nato a Lucca nel 1972. Insegna materie letterarie in una scuola superiore di Livorno, dove vive. Sempre per Bollati Boringhieri nel 2019 ha pubblicato il romanzo Il cielo per ultimo.

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