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Bocciato: e adesso? Riflessioni sulla scuola che giudica e sulla fragilità che non si vede
Il tema affrontato da Paola Fusco, psicologa e psicoterapeuta a Lucca e Firenze: cosa possono fare gli adulti in casi del genere
La bocciatura scolastica non è solo un giudizio sul rendimento: spesso è una ferita emotiva che lascia il segno. Ecco perche parlarne e importante.
Bocciato: una parola che pesa
Ogni estate, insieme alle pagelle, tornano le discussioni su chi e stato promosso e chi no. “È stato bocciato” e una frase che spesso viene pronunciata con dispiacere, rassegnazione o, peggio, giudizio. Ma cosa significa davvero essere bocciati, oggi? E soprattutto: che effetto ha questa esperienza su un ragazzo o una ragazza?
In una societa dove tutto ruota intorno alla performance, alla riuscita e al confronto continuo, la bocciatura scolastica può diventare molto più che una semplice sospensione del percorso formativo. Puo trasformarsi in un’esperienza di fallimento identitario, soprattutto per chi già vive fragilità personali o familiari.
Quando la scuola giudica più che educare
Il significato della parola “scuola” viene dal greco schole, che indicava un tempo dedicato alla riflessione e alla crescita. Eppure, oggi sempre piuù spesso la scuola e percepita come un luogo di giudizio, più che di educazione.
Secondo Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta esperto di adolescenza, viviamo in un’epoca in cui gli adolescenti si costruiscono l’identita guardando negli occhi degli adulti e cercando di essere all’altezza delle loro aspettative. Quando falliscono, spesso non sanno se stanno deludendo se stessi, i genitori o entrambi. Questo può generare ansia da prestazione e un senso cronico di inadeguatezza.
Il fallimento che lascia il segno
Molti genitori, di fronte alla bocciatura di un figlio, si sentono smarriti. Alcuni si arrabbiano, altri si colpevolizzano. Spesso, in mezzo a tante emozioni e domande, diventa difficile fermarsi a pensare: “Cosa sta provando davvero mio figlio?”
Stefano Cirillo, psicologo e formatore, sottolinea come l’adolescente in difficoltà non vada etichettato come “svogliato” o “disobbediente”, ma compreso nel suo vissuto. La bocciatura può attivare una serie di emozioni intense: vergogna, rabbia, delusione, senso di esclusione.
Spesso questi ragazzi non sanno dare un nome a cio che sentono. Il rischio è che interiorizzino l’etichetta del “non ce l’ho fatta” e inizino a crederci davvero.
Fragilità invisibili
Spesso noi adulti, pur con tutta la buona volontà, non riusciamo a capire che cosa non sta funzionando. Gli insegnanti, giustamente, continuano a richiedere prestazione e acquisizione di competenze, mentre le famiglie, già sopraffatte dalla gestione della quotidianità, fanno fatica a decifrare ciò che accade.
Gli adolescenti, poi, possono facilmente trarre in inganno con atteggiamenti strafottenti o disimpegnati. Ma spesso mettere distanza dai propri doveri e dalle cose che non riescono a gestire e per loro un modo di proteggersi. Un tentativo, anche se inconsapevole, di tenere sotto controllo emozioni o vissuti che non sanno ancora riconoscere e nominare.
La competizione silenziosa
Oggi la scuola è anche teatro di competizione: tra compagni, tra genitori, tra docenti e famiglie. Non è raro che un ragazzo senta su di sè il peso del confronto con chi “va meglio”. Questo può alimentare dinamiche di esclusione e rafforzare la convinzione di non essere all’altezza.
Anna Mascellani, insegnante e pedagogista, ricorda quanto sia importante vedere lo studente oltre il voto: riconoscerne la fatica, valorizzarne i progressi, costruire alleanze educative con la famiglia.
Come sottolinea Gianluca Daffi, psicopedagogista, e fondamentale distinguere tra demotivazione e incapacità. Molti ragazzi non sono pigri: sono sfiduciati. Hanno bisogno di trovare un senso nello studio, una motivazione autentica, un contesto che li faccia sentire accolti.
Cosa possono fare gli adulti
In questi momenti, cioò che può fare davvero la differenza non è il rimprovero, ma la presenza empatica. Essere adulti capaci di ascoltare, di riconoscere il dolore dietro la rabbia o il silenzio, e gia un grande passo.
La bocciatura può essere un evento doloroso, ma può anche diventare l’inizio di un cambiamento. A condizione che venga elaborata e compresa, non solo subita. A volte, e proprio nel momento del fallimento che un ragazzo può imparare qualcosa di importante su se stesso: che si puo cadere e rialzarsi, che il valore personale non dipende da un numero sul registro.
Ricorsi e relazioni spezzate
Negli ultimi anni, si assiste a un aumento dei ricorsi al Tar da parte delle famiglie nei confronti delle decisioni scolastiche. In alcuni casi si tratta di ingiustizie clamorose, contro cui i genitori ricorrono con piena legittimita per tutelare i diritti dei propri figli. Tuttavia, spesso si ha la sensazione che questi contenziosi nascano da una mancanza di dialogo autentico e costruttivo tra scuola e famiglia.
Quando manca la fiducia reciproca, gli adulti di riferimento faticano a lavorare insieme nell’interesse del ragazzo. La scuola, per sua natura, dovrebbe essere un luogo in cui le differenze si accolgono, si discutono e si affrontano con responsabilita comune, non con contrapposizioni legali
L’importante è dare senso a quello che succede e trasmettere ai ragazzi che lo stop di un anno ha un preciso significato formativo nel presente, e non rappresenta una condanna per il futuro. E fondamentale che anche i genitori possano comprendere questo passaggio, per offrire contenimento emotivo e contribuire a dare significato a un evento che, se ben accompagnato, può trasformarsi in una tappa di crescita e consapevolezza.
Aprire uno spazio di riflessione
Non si tratta di “giustificare tutto”. Si tratta di comprendere meglio. Di non fermarsi all’apparenza. Di non ridurre l’educazione a una sequenza di voti.
La scuola ha un ruolo fondamentale: non solo trasmettere contenuti, ma formare persone. Persone che sappiano affrontare la vita con gli strumenti giusti, non con la paura di non essere mai abbastanza.
Mettere in collaborazione con la famiglia, che ha un ruolo fondamentale nel supportare il ragazzo a ridefinire questo evento non come un fallimento personale o prestazionale, ma in un’ottica piu ampia. Questo significa accompagnarlo nella rilettura dell’esperienza scolastica come occasione di apprendimento e di crescita, anche se faticosa, e non come una sentenza sul proprio valore.
Per questo, davanti a una bocciatura, l’invito è a non giudicare in fretta, ma a fermarsi, ascoltare, costruire un nuovo pezzo di strada insieme.
Paola Fusco, psicologa e psicoterapeuta a Lucca e Firenze
Contatti: www.psicologapaolafusco.it – 📞 3664394628


