L'evento
|In San Cristoforo inaugura con un concerto la mostra personale di Gudrum Schmidt
Oggi (22 maggio) alle 18 nella sede dell’Ucai Lucca l’esposizione di arte contemporanea dal titolo ‘Centro di gravità permanente’
Oggi (22 maggio) alle 18 nella sede dell’Ucai Lucca nella chiesa di San Cristoforo in via Fillungo si inaugura la mostra personale d’arte contemporanea dal titolo Centro di gravità permanente dell’artista Gudrun Schmidt (ingresso libero tutti i giorni fino al 31 maggio in orario 16,30-20).
Durante l’inaugurazione, si tiene sempre alle 18 anche un concerto musicale degli artisti del Boccherini Michaela Alberti, organetto diatonico e Michele Orsi, ocarina e ciaramella.
Abbiamo avuto il piacere di conversare telefonicamente con Gudrun Schmidt che ci ha spiegato come meglio non poteva fare il suo percorso, la mostra che presenta ed alcuni temi artistici che le stanno a cuore. “Sogni e esperienze dell’anima e della memoria. Sono l’ispirazione e il tema delle mie opere astratte. Porto l’immaginazione a curiosare, invoglio gli spettatori a trovare il proprio significato negli strati e nei segni nascosti delle mie opere. Tutte le mie creazioni hanno come tema principale il racconto di storie, alcune in forma più ovvia, altre solo con accenni più sottili. Tema principale è “il nascosto sotto il noto”, storie in evoluzione. Questi sono infatti racconti di trasformazione, lotte di eroi e scorci di fiabe e favole ambientate in un contesto astratto”.
Le opere di Schmidt hanno un senso audace del colore e dello spazio. “Difatti – rivela – interagendo con la materialità data dagli elementi del collage creano superfici multistrato ove appunto spazio e colore si tendono fra controllo e spontaneità. La mostra diparte dall’argomento che la classica tradizionale stabilità intesa come vivere in un luogo, in una casa, una casa famiglia, una città, un paese unico, per la maggior parte della vita diventa sempre più rara. Le ragioni sono molteplici. Cambiamenti del modo di vivere insieme, delle proprie radici ad esempio transgenerazionali oppure nuovi modelli di famiglia allargata come la famiglia patchwork, la mobilità lavorativa con coppie che lavorano e vivono in città diverse, lo smart-working anche per esplorare il mondo, la migrazione e l’emigrazione per ragioni economiche e altro ancora. Tutte queste situazioni – aggiunge – non sono solo cose raccontate dai media, ma realtà che vivono amici e altri conoscenti intorno a noi. Si rende necessario quindi trovare Il centro di gravità permanente”.
I quadri della mostra prendono questi argomenti come spunti per un linguaggio visivo, come punti di partenza con forme organiche e astratte al centro del lavoro. “Non sono pensati – mette in luce l’artista – come una ricerca sistematica scientifica, ma con l’intenzione di dare un focus ad alcuni aspetti del tema. Anche se il tema potrebbe essere potenzialmente pesante, il tono dei quadri che sono nati è per la maggior parte positivo, con colori vibranti. Tutte le opere sono astratte. Sono presentati sedici quadri di grandi dimensioni, 1,50 metri per 1,50 metri. In questa serie, utilizzo elementi rotondi tipici dei Suzani come stoffe dell’Uzbekistan o tessuti di popoli nomadi in forma astratta come elemento di stile. L’Asia centrale, con ad esempio con paesi come il Kirghizistan, l’Uzbekistan e il Turkmenistan, è stata le regione di origine di tessuti visivamente drammatici. Originari della cultura tribale ma in seguito utilizzati anche nella cultura di corte, un’intera serie di tessuti si è sviluppata per la vita quotidiana e la decorazione delle tende. I più classici sono gli arazzi ricamati, tipicizzati da ripetizioni floreali e viticci sinuosi cuciti su cotone e seta. E i più grandi di questi sono noti con il nome di Suzani, utilizzati come decorazione o intorno al letto nuziale o come baldacchino sopra una coppia di sposi. La loro è una delicata composizione regolare, un linguaggio di ordine e unità. Con un ricamo a melograno, tulipano o con un medaglione centrale pieno di simbolismo”.
Schmidt crede nel potere dell’arte come trasformazione di se stessi. “Trovare il tuo spazio creativo significa trovare lo spazio per te stesso e l’habitat per una vita più vera ed autentica. Il tema lo ritengo anche personalmente molto importante in tempi forti di emigrazione o nomadi digitali. Ho vissuto e lavorato tre continenti e in sette paesi molto diversi tra loro. Sono tedesca di origine ma ho da vent’anni casa a Lucca. Spero – conclude – che l’Italia sarà il mio centro di gravità permanente”.


