L'evento
|In mostra al Castello di Porta San Pietro le foto dal festival dei tuareg di Marco Puccinelli
Inaugura venerdì (25 luglio) nella sede dei Lucchesi nel Mondo e sarà visitabile fino al prossimo 10 di agosto
Inaugura venerdì (25 luglio) al Castello di Porta San Pietro la mostra di foto di Marco PuccinelliTra gli uomini velati – Festival Touareg di Iferouane.
Sarà visitabile con orario 17,30-19,30 fino al 10 agosto. L’inaugurazione, invece, è prevista alle 18,30 di venerdì.
ll Festival d’Iférouane o Festival dell’Aïr, nato nel 2001, si svolge ogni anno nell’oasi di Iferouane, che è collocata ai piedi del monte Tamgak a circa duecento chilometri a nord di Agadez, la storica capitale dei Tuareg del Niger. Vi partecipano popolazioni nomadi del del Sahara e del Sahel provenienti non solo dal Niger ma anche dai paesi dove risiedono i Tuareg: Algeria, Libia, Malì, Burkina Faso fino alla Mauritania. Il Festival, il più importante del mondo tuareg, celebra l’identità di questo popolo, la sua cultura e le sue tradizioni e serve anche per rilanciare la regione nigerina, promuoverne le tradizioni, il patrimonio culturale e paesaggistico con la finalità ultima di rilanciarne il turismo assai compromesso dopo le due rivolte tuareg dei decenni scorsi.
Rappresenta anche un momento importante in cui le popolazioni tuareg ritrovano nei tre gironi del Festival un’unità, anche se ideale, che venne loro negata nelle vicende convulse della decolonizzazione quando la nazione tuareg che si era opposta strenuamente ai colonizzatori, venne dispersa in cinque stati, i cui confini vennero stabiliti a tavolino.
A Iferouane, in un’area pianeggiante appena fuori del villaggio nei tre giorni deputati, confluiscono fin dal mattino con i mezzi più disparati, a piedi, in motorino, a cavallo, con il dromedario, con i fuoristrada, famiglie, giovani, bambini, donne vestite in maniera molto elegante e adorne di gioielli raffinatissimi, artigiani ed ambulanti che vendono merci di ogni genere. Gli uomini blu portano fieri il loro taguelmoust, il turbante che copre il loro volto quasi interamente e tra i vari ornamenti spuntano i tchirawte, i pettorali portafortuna fatti dal marabutto del villaggio contenenti i versetti del Corano; o i gris-gris di pelle che hanno la stessa funzione. Alla cintura molto spesso hanno il pugnale da parata.
Durante i tre giorni di manifestazione sono programmate numerose competizioni come il concorso per il miglior suonatore di Tendé, uno strumento tradizionale a percussione usato dalle donne; oppure di Imzad, il violino a una corda usato nelle corti d’amore per accompagnare la voce che recita la poesia che parla di amore o di imprese eroiche. Vengono proclamati il miglior danzatore e il miglior gruppo danzante, si scelgono gli abiti più belli e la più bella delle belle. Gli interventi degli esponenti politici si intervallano con i canti melodiosi e struggenti del deserto, la lettura di poesie, le mostre di artigianato e gli spettacoli coreutici.
Infine la gara più popolare e attesa: la corsa sui dromedari. I cavalieri arrivano ondeggiando in ordine sparso; le loro figure si stagliano contro il cielo azzurro e il giovane fantino, dopo aver sfiorato la gente assiepata lungo il percorso, coglie la vittoria. Questo momento di gloria gli procurerà la fama nella regione e oltre per tutto l’anno. Fino al festival dell’anno successivo
Le immagini sono state riprese durante il festival del 2020, in seguito alla pandemia e le vicende politiche nigerine degli ultimi anni hanno condizionato il normale l’afflusso di persone a Iferouane, per cui quella del 2020 rimane fino a oggi ultima edizione completa del festival.


