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La Lucchese ormai a un passo dal baratro

Una lenta e progressiva agonia che, a meno di colpi di scena sul finale, diventerà incontrovertibile. La Lucchese ed i suoi tifosi restano ancora aggrappati ad un filo di speranza che, con l’accavallarsi delle ore, si fa sempre più sottile.

Inutile girarci intorno: lo spettro del terzo fallimento negli ultimi dieci anni si agita – maledettamente realistico – nelle stanze del Porta Elisa. L’operazione che ha portato i vecchi soci – Arnaldo Moriconi in primis, in qualità di detentore del pacchetto di maggioranza del club – a cedere a Lorenzo Grassini, ha dapprima assunto i contorni del grottesco, poi quelli di un horror di quarta serie.
Oggi, ad una manciata di ore dal rischio di scomparsa del club dal calcio professionistico, è davvero difficile salvare qualcuno, nel dramma sportivo che avviluppa una città intera.
E’ “colpevole” Grassini, per i tifosi. Si è presentato a città e tifosi prima ancora di essere il proprietario, ha formulato ripetutamente promesse di gloria e sbandierato rassicurazioni finanziarie, puntualmente non mantenute. Ha illuso un popolo ed una città blandendo tutti con sorrisi di circostanza, preferendo denunciare una manciata di tifosi al posto di adempiere agli impegni assunti. Non si salva dalla rabbia della tifoseria nemmeno il dg Fabrizio Lucchesi: un uomo di calcio navigato, come lui, avrebbe dovuto salvaguardare sé stesso e il club da questo spettacolo indecoroso. Non è considerato meno colpevole chi, la Lucchese, l’ha svenduta a personaggi che – senza nemmeno avere iniziato – l’hanno fatta sprofondare nel baratro. Sono responsabili, in tutto questo, sempre agli occhi dei tifosi, anche coloro i quali si sono accodati a Grassini, circuiti da sogni di gloria, senza nemmeno attendere la prova dei fatti. Allo stesso modo – di qui alla fatidica scadenza delle 24 – lo sarà, per la tifoseria rossonera, chi propinerà ancora una volta il nome di Pietro Belardelli, l’imprenditore pronto ad essere riproposto come manna dal cielo e che né i tifosi né – addirittura – Gravina vogliono veder seduto al comando del club. Chi salvare, dunque? Forse, solo quelli che – come l’ex amministratore unico Carlo Bini – espressero fin da subito le più ampie perplessità circa la trattativa.
Nel frattempo l’orologio ticchetta inesorabile. Entro le 24 di oggi deve essere ripianato il deficit da 461 mila euro, ricostruito il capitale sociale e pagati stipendi e contributi. Una missione praticamente impossibile che, anche nel caso estremo di imminente passaggio di mano del club, comporterebbe comunque nuovi punti di penalizzazione.
“A fronte del mancato ripianamento della perdita ed in mancanza della certificazione del bilancio al 31 dicembre 2017 – commenta oggi il revisore contabile Matteo Romani – l’iscrizione della squadra al campionato non è possibile, secondi i criteri imposti dalla Covisoc. So che qualcosa si sta muovendo per salvare il club, ma se nulla succede, se – cioè – l’amministratore delegato (ad oggi ancora Gianni Ferruzzi, ndr) rimane inerte, dovrò presentare istanza di fallimento al tribunale delle imprese di Firenze, che deciderà se nominare o meno un liquidatore. Tutto questo, però, rientra ancora nel campo del possibile: per il momento la società è ancora in mano a Grassini e attendiamo sviluppi”.
Vedremo, a questo punto, se lo spettro del fallimento sarà abbastanza potente da indurre sia l’imprenditore senese che Moriconi a compiere, in queste ultime e spasmodiche ore, i passaggi necessari per evitare di macchiare ancora una storia gloriosa.

Paolo Lazzari

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