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Nelli, da Monsagrati ai mondiali: “Esperienza unica”

C’è anche un lucchese nel team azzurro di pallavolo che proprio in questi giorni sta disputando la final six dei mondiali in corso a Torino. Si tratta di Gabriele Nelli, opposto di 25 anni, originario di Monsagrati. Gabriele, che ha mosso i suoi primi passi nel volley a Camaiore, ha lasciato Lucca giovanissimo per inseguire il suo sogno. A 16 anni infatti si è trasferito a Trento per giocare in una delle squadre più forti e titolate d’Europa. Dopo aver svolto lì la trafila delle giovanili Gabriele è diventato un punto fermo della prima squadra. Ma nonostante sia a Trento ormai da 9 anni (salvo una breve parentesi a Padova) Gabriele non ha dimenticato le sue origini a cui è legatissimo. “A Monsagrati ho ancora i miei genitori e tutti gli amici. Ci sono talmente legato che con la mia compagna, di Trento, abbiamo deciso di venire a sposarci a Lucca, due mesi fa”.

Gabriele, tu hai lasciato casa da giovanissimo. È stato un peso?
Il primo anno è stata dura, non lo nego. Soprattutto perché io ero, e sono, molto legato alla mia famiglia. Non avevo nemmeno la macchina e quindi non potevo tornare a casa quanto avrei voluto. Trento poi non è il massimo della vita per un ragazzo di 16/17 anni (ride). Non è come da noi che in poco tempo puoi essere in centro a Lucca o in Versilia. Però poi con il tempo mi sono ambientato. Adesso ci sto bene: ho trovato una compagna e un gruppo di amici con cui coltivo l’altra mia passione: la pesca.

Che rapporto hai con la tua terra? Torni spesso?
Non quanto vorrei. Gli impegni purtroppo sono molti e non sempre riusciamo a ricavarci due/tre giorni per scendere. L’anno scorso ho giocato a Padova e, non avendo le coppe europee, avevo un po’ più di tempo libero e riuscivo a tornare di più. Comunque scendo ogni volta che posso. Mi piace molto passeggiare per le vie di Lucca e di Viareggio, andare al mare e stare insieme alla mia famiglia.

Impossibile non parlare della partita di ieri sera con la Serbia. Come si riparte dopo una partita così?
Testa bassa e pedalare. Oggi è già un altro giorno: dobbiamo subito tornare ad allenarci per preparare al meglio la sfida con la Polonia che sarà un’altra battaglia. Certo,3-0 è dura, avessimo perso al tie break sarebbe stato diverso. La Serbia ha fatto una partita perfetta: ci ha messo in grossa difficoltà e non siamo stati in grado di reagire. Ci dispiace soprattutto perché fino ad ora era andato tutto bene. Purtroppo a questi livelli ogni partita è un ‘dentro o fuori’ e ogni pallone ha un peso enorme. Basta una partita sottotono per rovinare tutto. Dobbiamo subito cancellare quello che è successo ieri sera e pensare alla prossima partita perché il nostro mondiale non è ancora finito. Dobbiamo fare il massimo per giocarci le nostre carte.

Tu fai parte della nazionale dal 2015 ma sei al tuo primo mondiale. Come vivi questa esperienza?
Molto bene. Siamo un gruppo molto unito e stiamo bene insieme. Durante la World League sono stato buttato dentro un po’ allo sbaraglio. Stavolta invece ho avuto l’opportunità di fare tutta la preparazione con il gruppo e mi sono ambientato benissimo. Il mondiale è qualcosa di diverso da qualsiasi altra competizione: è un’esperienza unica ed indescrivibile. Poi giocare davanti al pubblico di casa ti da una marcia in più.

Tu giochi nello stesso ruolo di un mostro sacro di questo sport come Ivan Zaytsev. Come la vivi?
È molto dura perché lui è uno dei giocatori più forti del mondo ma anche uno da cui posso imparare molto. Lui poi è una persona eccezionale: fa molto gruppo ed è un esempio per tutti. Standogli a fianco potrò sicuramente crescere. Certo, entrare per fare solo una battuta non è facile: cerchi di fare il massimo per quel singolo servizio ma non sempre le cose vanno come vorresti. Con l’Olanda ho avuto la possibilità di giocare dall’inizio ed è stata un’emozione indescrivibile. Spero di riuscire a dare il mio contributo anche nelle prossime partite.

 

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