Lucchese a nuova cordata ma Castelli non svela i soci foto

Un epilogo del genere soltanto in un horror di quarta serie. La Lucchese passa per 1 euro ad una cordata di imprenditori romani e stranieri guidata formalmente da Aldo Castelli, ufficialmente nuovo patron, sommerso dai fischi dei tifosi rossoneri, che chiedono immediatamente di stracciare il contratto. È la coda convulsa di un pomeriggio di passione, segnato da un’attesa di due ore circa per stampa e membri della curva ovest. Castelli – che ha acquisto il 98 per cento del club (un 1 per cento resta ad Arnaldo Moriconi, l’altro 1 per cento a Moreno Micheloni) – porta con sé Umberto Ottaviani, nuovo amministratore unico, ed Enrico Cennicola, nuovo consulente finanziario del club. Ma i legami del nuovo assetto societario (specialmente di Cennicola) con Pietro Belardelli, l’uomo che tentò di acquistare il club già una volta, prima di essere stoppato dalla rivolta della piazza rossonera, restano chiari ed evidenti a tutti. Di sicuro agli ultras, che prima bloccano Moriconi ed i nuovi vertici per due ore, per scandagliare ogni aspetto della trattativa e, dopo, sommergono di fischi e improperi la nuova proprietà, scandendo a più riprese le parole “banditi” e “buffoni”.

A colloquio c’è anche la squadra al gran completo, con Favarin, Obbedio ed i calciatori che chiedono rassicurazioni sul futuro. “Non ce ne hanno date”, sintetizza capitan Mattia Bortolussi davanti a Castelli.
La nuova proprietà prova a parlare, ma il boato dei tifosi copre ogni cosa. Per primo tenta un approccio Ottaviani: “Ho lavorato in tutte le maggiori banche italiane – dice il 70enne – e negli ultimi dieci anni mi sono occupato di consulenza”. Cennicola, che nel post conferenza avrebbe rimediato anche uno schiaffo, dice di “essere venuto a Lucca per fare calcio e di conoscere Belardelli così come molti altri”. Quest’ultima affermazione soffia sul venticello del caos, con i tifosi che adesso cantano “La Lucchese siamo sempre e solo noi” ed urlano di stracciare il contratto ed andarsene. Nessuna fortuna nemmeno per l’intervento di Castelli, anche lui sommerso dagli insulti quando dice “Non posso rivelare il nome degli altri imprenditori coinvolti”. È la goccia ed il non sense che fa letteralmente traboccare il vaso. I tifosi rivivono un film già visto troppe volte ed a nulla servono le rassicurazioni sugli investimenti pronti per gennaio. Castelli ricorda anche che i debiti rossoneri (circa 1 milione e 250mila euro, ndr) verranno intermanere saldati, ma non basta. “Abbiamo già parlato con Favarin e Obbedio, ma dateci tempo”, sembra quasi implorare. Ma di tempo da perdere Lucca non ne ha più. Semplicemente fuori da ogni logica, del resto, pensare di vendere ancora una volta il club, società privata, eppure patrimonio della città, ad un gruppo di illustri sconosciuti.
Durante il pomeriggio è costretta ad intervenire anche la Digos, ma nel finale gli animi si riaccendono. I tifosi irrompono negli uffici della Lucchese ed accerchiano nuovamente la nuova proprietà e Moriconi, che prova a giustificare in ogni modo l’operazione. La pazienza però non dimora più da queste parti: ultras, staff tecnico e giocatori intravedono un finale tetro e cercano di scongiurarlo in ogni modo. “L’unica alternativa è che straccino il contratto e se ne vadano subito. Se non lo fanno oggi – la posizione netta della Ovest – torneremo anche domani ed in tutti i giorni a seguire, finché non capiranno che qui non è aria”.
Moriconi, dal canto suo, rivendica il pagamento regolare degli ultimi stipendi, ma i tifosi adesso lo attaccano senza remore: “Prima Grassini, ora questi. Vuol far rientrare Belardelli dalla finestra, ma non permetteremo questo scempio”. Volti scurissimi anche tra i calciatori: “Se non ci pagano a febbraio non ci pagheranno mai”, la consapevolezza di alcuni del gruppo. Ragazzi che vorrebbero restare a fare calcio a Lucca, così come mister Favarin ed il ds Obbedio (apparso sconsolato), ma sui quali incombe una spada di Damocle di proporzioni gigantesche. E domenica c’è di nuovo il campo, con la trasferta di Arezzo. Con quale stato d’animo? La Lucchese, sfasciata emotivamente e strutturalmente, vive l’ennesimo amarissimo bivio della sua tormentata storia.

Paolo Lazzari

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