Gli enti di promozione sportiva alle istituzioni: “Non lasciateci indietro”

Il mondo dell'associazionismo sportivo in grande difficoltà per lo stop forzato a causa del coronavirus

Una petizione per non “lasciare indietro” il mondo dello sport dilettantistico e dell’associazionismo in questo momento di grande difficoltà dovuto al Covid-19. Questo lo spirito con cui i presidenti degli enti di promozione sportiva della provincia di Lucca hanno inviato una lettera destinata alle istituzioni e agli amministratori locali affinché non ci si dimentichi dello sport in questo momento così critico.

“Gentili amministratori, i sottoscritti, rappresentanti di associazioni, società sportive ed enti di promozione sportiva operanti sul territorio della provincia di Lucca – si legge nella lettera – chiedono quali provvedimenti, anche di carattere economico, intendano adottare le amministrazioni comunali, la amministrazione provinciale, la Regione Toscana nei nostri confronti e nei confronti dei nostri collaboratori, tecnici, allenatori, istruttori, in risposta alle enormi difficoltà che questa emergenza sanitaria sta creando al mondo dell’associazionismo sportivo”.

“Le nostre associazioni e società sportive – prosegue la missiva – traggono le risorse per la propria attività dall’organizzazione di corsi, scuole di avviamento allo sport, organizzazione di manifestazioni; i nostri tecnici, i nostri allenatori, i nostri preparatori, in gran parte giovani, spesso traggono, in tutto o in parte, dalla loro attività il proprio sostentamento. La sacrosanta chiusura di tutte le loro attività, delle palestre, delle piscine, degli impianti sportivi in genere, sta mettendo in ginocchio tutto il mondo dello sport dilettantistico e dell’attività sportiva e motoria di base e in gravi difficoltà economiche le associazioni, le società sportive e i loro operatori“.

“Le nostre associazioni e società sportive hanno inoltre da sempre lavorato con le istituzioni per promuovere sport e attività motoria tra i soggetti deboli, gli anziani, i minori in condizioni di disagio economico o sociale, i carcerati, con ciò contribuendo a rafforzare una parte importante del welfare. Non credete allora opportuno incontrare le nostre realtà, come avete fatto, doverosamente, con altre categorie sociali ed economiche devastate da questa situazione? Non credete che sia il caso di sentire anche le nostre difficoltà e degli operatori che collaborano con noi?”.

“Vi chiediamo pertanto – conclude la lettera- : quali azioni intendete mettere in atto per sostenerci, rassicurarci, agevolarci anche economicamente, in modo che possiamo riprendere a svolgere le nostre attività, necessarie per tutti e indispensabili per la tutela della salute, passata questa emergenza?”.

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