Caccia ai record: giovani e sport

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Non è mai stato un mistero che, nel mondo dello sport, i giovani atleti siano guardati con un occhio di riguardo in virtù delle alte aspettative che si ripongono nelle future prestazioni nel corso della loro lunga carriera in divenire. Questo è vero in particolar modo negli sport fisici, nei quali la condizione atletica ha in giovane età degli ampissimi margini di miglioramento; tuttavia, sempre più spesso capita che in sport meno esigenti sul piano fisico, quei campi nei quali spesso l’esperienza gioca un ruolo pari alla giovinezza e freschezza, si assista all’ascesa in tempi estremamente brevi di giovani promesse. Sportivi in grado di bruciare le tappe e imporsi, a un’età sempre inferiore, ai massimi livelli del loro sport di riferimento. Questo fenomeno va considerato unitamente al fatto che l’età “produttiva” degli atleti è tendenzialmente aumentata nel corso degli anni: un progetto su Twitter ha preso spunto proprio da questa premessa per fare ironicamente notare come un calciatore di 31 anni negli anni ’80 fosse fisicamente più provato di un pari età di venticinque anni più tardi. Quindi, nel mondo dello sport si entra sempre prima e se ne esce sempre più tardi.

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Uno dei campi, da gioco e non, nel quale emerge con più chiarezza l’attenzione con la quale sono seguiti i giovani talenti è proprio il calcio. Non è certo un fenomeno recente, anzi: per anni, la rivista spagnola Don Balòn si è ritagliata uno spazio nell’editoria stilando liste volte a elencare i migliori talenti di prospettiva, come quelli nati dopo il 1991 o i più forti dell’anno 2001, classifica nella quale compaiono anche alcuni nomi che hanno certamente mantenuto le aspettative. Nella stessa direzione si è orientato il calciomercato: pochi mesi fa il norvegese Haaland, a 19 anni, è passato dal Salisburgo al Borussia Dortmund per 125 milioni di euro. Lo stesso anno l’Atletico Madrid ha acquistato João Félix dal Benfica per 126 milioni di euro, e l’anno precedente il Paris Saint Germain ha acquistato, dal Monaco, Mbappé per 180 milioni di euro: i due avevano entrambi vent’anni al momento del trasferimento. Si tratta di soli tre esempi fra i più recenti nei quali sono stati formalizzati acquisti per cifre che, fino a pochi anni prima, sarebbero state considerate folli per giocatori con ancora tutto da dimostrare.

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Dando uno sguardo ad altri sport, nel mondo del poker si sono messi in mostra numerosi professionisti giovanissimi: è il caso di Mike McDonald, in grado di vincere un EPT nel 2008 a 18 anni, o di Joe Cada che nel 2009 si è imposto, a 21 anni, nel Main Event delle World Series. Si tratta in entrambi i casi di chiare dimostrazioni nelle quali, oltre all’esperienza, conta una bella dose di studio e strategia per poter raggiungere traguardi del genere a così giovani età. È anche il caso della Formula Uno: la classe regina delle gare di velocità è un palcoscenico nel quale, non a torto, viene privilegiata l’esperienza rispetto alla gioventù e alla maggior prestanza fisica. I maggiori campioni del passato sono infatti approdati alla F1 con un bel bagaglio d’esperienza: Piquet aveva 26 anni, Villeneuve 27, Senna esordì a 24 anni. Una delle promesse più cristalline dell’ambiente, Schumacher, dovette aspettare 22 anni prima di poter guidare una monoposto, e solo per l’indisponibilità del pilota titolare. Nel corso degli anni, tuttavia, anche nella Formula Uno l’età del debutto si è notevolmente abbassata: Fernando Alonso e Sebastian Vettel, due dei nomi più noti del circus degli ultimi anni, si misero per la prima volta al volante a 19 anni; Lance Stroll e George Russell, ancora in piena attività, hanno anch’essi debuttato a 19 anni, così come Lando Norris, guida di una scuderia storica come la McLaren e pioniere dei piloti in streaming. Ma il record in tal senso appartiene a Max Verstappen, volto simbolo della Red Bull, terzo in classifica nel mondiale attualmente in svolgimento e in cui si intravidero potenzialità tali da farlo debuttare in F1 ancor prima di poter ottenere la patente normale.

Al di là di record o meno relativi all’età, quella che emerge è una generale tendenza, condivisa da vari sport, nell’essere considerati al massimo del rendimento molto presto, e mantenere tale status molto più a lungo rispetto al passato: a tutto vantaggio degli albi d’oro.

 

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