Motroni (Cgc Capezzano): “Non mi aspetto una ripartenza a breve dei campionati, ma la pandemia ha messo a nudo tutti i problemi”

Il responsabile delle giovanili: "Il nostro settore fortemente penalizzato"

Andrea Motroni responsabile del settore giovanile del Cgc Capezzano Pianore 1959 fa il punto della situazione riguardo al momento che si sta vivendo in ambito sportivo a tre mesi dallo stop dei campionati.

Alle soglie di un nuovo Dpcm e con ancora il traguardo della ripartenza dello sport che si allontana come vive il Cgc Capezzano questa situazione e qual è il tuo pensiero?

“Sono ormai passati quasi tre mesi da quando ci siamo nuovamente dovuti fermare per il covid19, mesi difficili ancor più di quelli del primo lockdown. Da parte nostra la società ha sempre mantenuto una linea coerente cercando di garantire il massimo del servizio ai nostri ragazzi ovviamente, e lo sottolineo con forza, nel completo rispetto delle normative che ci sono state imposte di volta in volta. Abbiamo potuto continuare a svolgere le sedute di allenamento soprattutto grazie alla grande disponibilità dei nostri tecnici e dei nostri dirigenti che, ci tengo ad evidenziarlo, stanno garantendo questo servizio in pieno spirito di servizio. In questi mesi si sono sovrapposte voci contrastanti tra gli addetti ai lavori sull’opportunità o meno di svolgere gli allenamenti, ci sono state società che hanno additato come irresponsabili chi, come noi, faceva sedute di allenamento. Come società non ci siamo mai permessi di sindacare le scelte altrui, anche perché in questo momento non è facile trovare una sensibilità comune di fronte a questa emergenza sanitaria, ma credo che lo stesso rispetto che noi diamo alle scelte delle nostre consorelle abbiamo il diritto di pretenderlo per le nostre valutazioni anche perché la scelta di fare gli allenamenti è stata una grande assunzione di responsabilità da parte nostra sempre nell’assoluto rispetto delle regole e nell’assoluta convinzione di dare ai nostri atleti l’opportunità di svolgere un po’ di attività motoria per il loro benessere fisico e soprattutto psichico”.

Parlavi di difficoltà organizzative e di rispetto delle regole credo che tu ti riferissi al discorso dell’impossibilità di utilizzare spogliatoi e trasporti, della registrazione delle presenze e di tutte le certificazioni del caso. Visto questo come hai appreso la notizia della possibilità di organizzare test-match che è stata consentita ai professionisti?

“Sicuramente non è facile giustificare le molteplici interpretazioni dei decreti legislativi, è innegabile la difficoltà del momento, ma rimango perplesso nel vedere che, solo rimanendo nel calcio, in questi mesi ad esempio sono stati garantiti gli svolgimenti delle normali sedute di allenamento alle sole società professioniste per le categorie di interesse nazionale ed ora sempre alle stesse categorie viene consentita la possibilità di organizzare test-match che altro non sono che le vecchie amichevoli. Sull’interpretazione di quanto scritto in merito alle competizioni di livello nazionale all’interno dei vari dpcm si sono giocate queste differenze per il calcio, ma direi per lo sport in generale. Se però si riesce a capire questa differenza se la leggiamo nell’ottica di far disputare i vari campionati dalla Serie A alla Serie D lo stesso non si può dire per quanto riguarda l’attività a livello giovanile. Purtroppo da sempre si dà per scontato che la capacità organizzativa e la qualità tecnica di una società sportiva si basi sulla categoria di campionato che disputa la prima squadra, solo restando nel calcio basta volersi guardare in giro per accorgersi che professionista non è sinonimo di professionale. Credo sia giunto il momento di valutare diversamente le cose, di dare dei criteri oggettivi e degli standard qualitativi non solo formali per far sì che chi si assume l’onere di fare formazione ai giovani atleti lo faccia non tanto per diritto acquisito diciamo sul campo, ma perché lo ritiene funzionale al proprio progetto. Ritengo ormai superato obbligare le società a fare attività giovanile per poi trovarsi con società che la fanno con scarsa qualità o peggio ancora la fanno prestando il fianco all’ingresso nel nostro mondo di speculatori di cui non sentiamo sinceramente la necessità. Dovrebbero esserci maggiori controlli e soprattutto dovrebbe esserci una maggiore opportunità di confronto tra mondo professionista e mondo dilettantistico per quanto riguarda l’attività giovanile”.

Parli di controllo riferendoti alla Figc, come reputi l’operato della federazione in questo momento così difficile?

“Permettimi di fare prima un doveroso in bocca al lupo al presidente Mangini per la rinnovata fiducia alla guida della Figc Toscana per i prossimi quattro anni e con lui a tutto il Consiglio Federale e in particolare al consigliere di Lucca Giorgio Merlini. Detto questo quando parlo di controlli certamente mi riferisco alla Federazione che deve essere garante dell’intero movimento, in particolar modo in questo momento in cui si rinnovano le cariche anche a livello nazionale spero che davvero ci sia la volontà di farsi carico di un processo di ristrutturazione del nostro mondo così messo a dura prova dalla pandemia. L’emergenza sanitaria ha di fatto messo a nudo problemi strutturali già presenti. Passare da un sistema per anni sorretto da fonti di introito come le sponsorizzazioni, le feste paesane o dalla iniziativa individuale e dalla passione di pochi dirigenti spesso costretti a fare tutto da soli, ad un sistema che deve organizzare le Società in termine di marketing e di autofinanziamento con tutto quanto ne comporta era una problematica già presente negli ultimi anni. La riuscita di questa transizione passa anche dalla capacità di chi ci governa di trovare le giuste contromisure per affrontarla. Ne abbiamo un esempio lampante con i nuovi decreti attuativi in materia di sport che vanno dall’abolizione del vincolo al nuovo inquadramento del lavoro sportivo, problemi che non vanno demonizzati, ma che vanno affrontati con la consapevolezza di fornire gli strumenti per governare un cambiamento. Per portare un esempio pratico non si può solo agitare il problema del vincolo sportivo come uno spauracchio che rischia di far sparire il nostro mondo senza invece avere il coraggio di dire che negli ultimi anni il vincolo sportivo è diventato anche un problema nei rapporti tra noi società e con i giocatori, forse dovremmo capire cosa serve veramente nell’interesse delle società, ma anche degli atleti e delle loro famiglie che sono comunque i nostri “clienti” di riferimento. Durante la prima fase della pandemia a marzo avevo suggerito alla Federazione e al presidente Mangini di creare un canale di confronto con le società, una commissione o un altro strumento simile perché ci potesse essere un modo di parlare di questi argomenti in maniera costruttiva ho apprezzato per questo la volontà espressa nel programma per il prossimo quadriennio del Comitato Regionale Toscana di creare delle consulte provinciali per questo scopo. Ogni forma di partecipazione è fondamentale perché devo dire purtroppo le società sportive si sono da sempre fatte troppo prendere dalla rivalità sportiva tralasciando la possibilità di far fronte comune nel promuovere una dialettica democratica con la gestione del ‘potere’ centrale.
Il particolare contesto che si è venuto a determinare negli ultimi tempi ha favorito, in vari luoghi della nostra Regione, momenti di incontro fra gruppi di società che si sono confrontati su temi e problematiche comuni, anche in relazione a specifiche zone geografiche. Considero tali momenti di estrema importanza per la crescita e per il vicendevole sostegno e solidarietà fra società. Esperienze che possono essere anche replicate in altre zone. Ritengo, però, che la Consulta, se ben organizzata, e soprattutto se rimarrà impermeabile a strumentalizzazioni politiche possa rappresentare la giusta sintesi per le varie esigenze del territorio, una ricchezza e un’opportunità per l’intero movimento”.

In conclusione, fermo restando che nessuno purtroppo ha la sfera di cristallo, che orizzonte vedi per la ripartenza delle attività, dei vari campionati o meglio ancora cosa ti auguri che succeda?

“Nessuno ha capacità divinatorie o almeno di sicuro io non le ho, in questi mesi ho capito che non ha molto senso fare previsioni, darsi dei tempi in merito a quello che succederà. I tempi li detta il virus come piace dire a tanti, io dico che li detta il virus e anche il complesso sistema politico ed economico che ci governa. Alla luce dell’ultimo dpcm non mi aspetto quindi una ripartenza dei campionati a breve, di contro mi auguro invece che si riesca a dare la possibilità a tutti di fare le stesse cose nel rispetto completo delle regole, ma che queste regole siano fatte rispettare e siano uguali per tutti”.

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