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L’alpinista Bergamini annuncia la nuova sfida: scalare una montagna inviolata tra Nepal e Tibet

Lo scalatore lucchese: "Bene esser prudenti ma trovo sbagliato perdere la speranza"

“Bene esser prudenti ma trovo sbagliato perdere la speranza e smettere di vivere, tornerò in Himalaya”. Così l’alpinista lucchese Riccardo Bergamini racconta il periodo di inattività ‘forzata’ che lo hanno tenuto lontano dalle vette più alte del mondo e annuncia il prossimo progetto: scalare una montagna inviolata dell’Himalaya, situata sul confine tra il Nepal e il Tibet.

“Nessuno è rimasto immune da condizionamenti e cambiamenti, neppure i più fortunati che non hanno perso il lavoro ne sofferto di salute. Ci siamo dovuti adeguare, nostro malgrado, a perdere la nostra quotidianità che talvolta ci sembrava pure monotona o noiosa ma che oggi la rivorremmo come il bene più prezioso, come ossigeno per i nostri polmoni – racconta Bergamini -. Spesso più si soffre più pare che la fine sia lontana, ma è anche vero che la guarigione preceduta da un forte dolore è molto più gradita. Sono questi i propositi che metto in pratica per la mia vita non solo da alpinista. Nei periodi più restrittivi mi sono adeguato ad allenarmi intorno casa per poi al momento giusto tornare sulle cime più alte d’Europa. Ho rinunciato a vari progetti, non ho potuto accettare inviti in tante città italiane per raccontare le mie avventure in giro per il mondo e ho rinviato forzatamente per l’autunno di quest’anno la nuova spedizione alpinistica in Himalaya, prevista nel 2020″.

“Poca cosa rispetto alla perdita della salute, ma il principio di guardare sempre avanti e di non smettere di sognare deve restare – prosegue Bergamini -. Credo sia un messaggio da trasmettere, soprattutto ai più giovani, che all’improvviso si trovano dinanzi un futuro incerto con opportunità molto diverse da quelle che ci prospettavamo alla loro età. Ma anche i nostri nonni hanno hanno sofferto per guerra e fame ma si sono risollevati. Il mio nuovo progetto alpinistico sarà molto ambizioso perché si pone l’obiettivo di scalare una montagna inviolata dell’Himalaya, situata sul confine tra il Nepal e il Tibet. Una montagna dove nessun uomo ha mai messo piede e dove sarei fiero di piantare in vetta il tricolore della nostra cara madre Patria, l’Italia”.

“Ovviamente difficile da realizzare, ma possibile con dedizione, allenamento, sacrificio, passione, forza di volontà, pazienza, umiltà e un pizzico di fortuna. Tutte virtù che abbiamo il dovere di mettere in pratica per uscire da questo lungo tunnel, tornare a respirare con la viva speranza che il nuovo governo abbia più coraggio partorendo nuovi Dpcm meno restrittivi, soprattutto per le tante categorie lavorative che sono state costrette a chiudere. Il mondo dello sport in primis – conclude l’alpinista lucchese -. Credo che fare una vita sana e respirare aria buona aiuti molto a formare gli anticorpi necessari per non avere gravi complicazioni anche se risultassi positivo in futuro. E con questo presupposto mi preparo ad una improvvisa nuova avventura distante qualche migliaio di km da Lucca, ma con un’altitudine assai più alta. A dimostrazione che le opportunità esistono anche quando sembra tutto negativo, basta esser pazienti e farsi trovare preparati al momento giusto”.

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