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Del Ghingaro: basta livore, noi cambieremo Viareggio

“Viareggio ha bisogno di cura e di attenzione, di concretezza massima, non più di parole al vento come ho letto e sentito in questi mesi di assenza forzata dal comune e sento e leggo tuttora da parte di chi non riesce a farsi una ragione del fatto che con me si cambia, si cambia metodo, prospettiva e soprattutto stile, di comportamento e di governo”. Il sindaco Giorgio Del Ghingaro affida ad un lungo post su Facebook la riflessione sull’ultimo anno ormai trascorso e lancia una sorta di augurio a se stesso e a tutta la città: “Dopo questo gran fracasso, ora c’è da fare tanto lavoro”, scrive il primo cittadino. Non senza togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Nei confronti di chi ha “denigrato” lui e l’intera maggioranza, spiega.

“Prendevo il caffellatte e pensavo a quanto sono stato male questa estate – esordisce il primo cittadino -. Il 12 luglio una sentenza del Tar assurda, poi ribaltata completamente dal Consiglio di Stato il 21 novembre, azzerava una schiacciante vittoria elettorale e un lavoro collettivo per rimettere in ordine una città, mettendo nelle mani di un commissario prefettizio il comune di Viareggio”.
“Un’estate e un autunno in attesa di una sentenza che ristabilisse verità e giustizia, poi finalmente e ovviamente arrivata. Un periodo nel quale, dall’esterno – prosegue Del Ghingaro -, potevo solo osservare che tutto i lavoro fatto in un anno di governo, si perdeva nelle nebbie di una gestione burocratica, facendo riprecipitare la città indietro di mesi e mesi.
E stavo male, male fisicamente perché non potevo intervenire, male psicologicamente perché mi consideravo vittima di una colossale ingiustizia. Nel frattempo una parte delle opposizioni smaniava, pensando che un Tar potesse sovvertire un’elezione democratica e rimediare alla loro sconfitta, dando loro un’ altra opportunità per provarci, per rimettersi in gioco, per ossigenarsi in una perenne campagna elettorale. E quindi si disegnavano nuovi scenari, si dissertava su ardite alleanze, si facevano già gli elenchi dei nuovi e vecchi candidati, si sommavano i personalismi, i particolarismi e gli egoismi e qualcuno si divertiva pure a dichiarare che l’esperienza del lucchese che ama Viareggio era finita e se ne doveva tornare di là dal monte con la coda fra le gambe”.
Ora – suggerisce Del Ghingaro – c’è bisogno di silenzio e soprattutto di lavoro. “Insomma quattro mesi di chiacchiere, molte davvero senza senso, alcune strumentali, altre semplicemente inutili, dannose e offensive. Ed io me ne stavo lì, a sopportare tutto questo, a volte in silenzio, a volte rispondendo, a volte facendo finta di nulla – prosegue -, a volte soffrendoci come un cane, impegnato a non perdere il filo di un ragionamento personale e politico che mi avevano fatto diventare, con grande orgoglio, sindaco di una città straordinaria. Ho sentito tanto livore, tanta cattiveria, tante menzogne nei miei confronti, tante, troppe per dimenticarle tutte. Ma accanto a tutto questo anche tanto altro fortunatamente: una maggioranza che è stata definita in tanti modi denigratori, ma che io invece posso solo ringraziare, per la sua costanza, la sua compattezza, la sua lealtà. E una città che in questi mesi ho sentito vicina, a volte vicinissima, affettuosa e ottimista sul mio ritorno, convinta che insieme ce la potevamo davvero fare a risollevare questa città. Tante persone che mi hanno sostenuto, abbracciato, consolato e spinto a non mollare, tanti mi sono stati vicino, tanti mi hanno voluto bene. Tanti, tanti davvero hanno voluto bene a Viareggio. Per questo dopo questo gran fracasso, questo bailamme, questo grande polverone, c’é bisogno di silenzio e di lavoro, tanto lavoro, Viareggio ha bisogno di cura e di attenzione, di concretezza massima, non più di parole al vento come ho letto e sentito in questi mesi di assenza forzata dal comune e sento e leggo tuttora da parte di chi non riesce a farsi una ragione del fatto che con me si cambia, si cambia metodo, prospettiva e soprattutto stile, di comportamento e di governo. Perché forse non si sono resi conto che il disastro in cui è precipitata la città é proprio figlio dei loro comportamenti e metodi scellerati. Per questo é necessario un radicale cambiamento, piaccia o non piaccia ai soloni, tanto blateranti quanto inconcludenti. E allora, mentre il caffellatte si freddava pensavo anche che in fondo mi ero affezionato a questo 2016 imprevedibile, un po’ pazzo e un po’ nostalgico, dolce amaro, che mi ha insegnato molto e mi ha fatto ripassare i fondamentali in termini di sentimenti e di valori. E forse non tutto il male di cui sono stato oggetto, è stato negativo, perché tutto alla fine è vita, anche se magari a tratti dolorosa. Per questo, abbandonando il caffellatte ormai imbevibile allo scarico del lavello, pensavo che il bene arriva sempre per le persone ’ammodo’, per quelle che non sparlano e non odiano, per quelle che rispettano e non infamano, per quelle che riescono a trovare una enorme forza dalle cattiverie che vengono sparse intorno a loro. Perché il bene riconosce il bene. E allora mi son detto che questa forse insignificante riflessione poteva essere il mio augurio per tutti voi che passate da questa mia casa virtuale, un augurio per l’anno nuovo e sconosciuto che sta per arrivare. Io vi garantisco la mia tenacia, la mia caparbietà, il mio impegno per cambiare Viareggio. Facciamo buon anno e regaliamo bene, sono sicuro che ci verrà restituito”.

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