Grillo tra Kant e politica alla Versiliana: reddito per tutti

Non erano senz’altro basse le aspettative del pubblico giunto da tutta la Toscana per assistere a Insomnia, il primo spettacolo versiliese di Beppe Grillo nell’era del Salvimaio. Quello andato in scena giovedì sera (23 agosto) al teatro della Verisiliana di Pietrasanta le ha comunque potute egregiamente tutte soddisfare.
Il comico genovese, che quest’anno ha toccato la soglia dei 70 anni, ha esordito sul palcoscenico dello storico teatro estivo all’aperto, su un letto, unico elemento di scena presente e unico espediente narrativo per motivare la terapia di gruppo. Per bocca dello stesso comico bastano infatti pochi minuti perché confessi, con il classico stile irrivente e vulcanico, che ha deciso di mettere in atto una terapia di gruppo con il suo pubblico per curare l’insonnia.

Lo spettacolo si è quindi fatto strada tra aneddoti personali di vita e elucubrazioni filosofiche e sociologiche: “Decisi di fare il comico perché non riuscivo mai a far sorridere mio padre, un uomo tutto di un pezzo indurito e irrigidito dalle due guerre mondiali a cui aveva assistito e pensate – ha aggiunto il comico – tutte le volte che gli ho chiesto di parlarmene non mi ha mai risposto, ci vuole più coraggio a dimenticare non a ricordare, mi diceva. Sì perché ricordare a volte è un errore. Si combattono da decenni guerre perché non si ha il coraggio di dimenticare”. Gli aneddoti di vita personale si sono alternati a nomi illustri del pensiero filosofico e sociologico come Kant e Harare: “Noi dobbiamo tutto a un nano. Il più grande nano della storia. No, non dovete pensare a quell’altro di nano, lo psiconano (il riferimento qui è all’ex premier Silvio Berlusconi ndr) mi sto riferendo a Immanuel Kant. Nato a Konisberg nel 1724, alto solo 1 e 58. Ma senza di lui probabilmente non esisterebbe niente. Non solo ha studiato, analizzato e prodotto teorie sul conoscere umano (qui il rifermento è alla celebre Critica della ragion pura, ndr) ma ha pure inventato l’Onu, la necessità di avere una politica internazionale cooperativa come ha scritto in Per la pace perpetua, Kant ha parlato globalizzazione, della creazione di un mercato unico per le merci ad esempio; e tutto questo 2 secoli e mezzo fa”. “Lo studio dell’uomo, l’antropologia era anche il principale settore di ricerca di un grande sociologo, Harare. Andatevi a leggere Da Animali a Dei e capirete in che direzione catastrofica sta andando incontro la civiltà umana, si muore più di obesità che di fame. Ci sono 80 milioni di persone nel mondo che soffrono di depressione, 80000 pastiglie antidepressive vendute ogni anno. Bisogna assolutamente intervenire per fermare questo declino”. E questo è stato l’asssist per toccare anche tematiche politiche. “La politica serve infatti a questo, deve tornare a servire a questo, perché la politica è anche capire i tempi che cambiano, non farsi trovare impreparati dal futuro e quello che ci attende è una vera e propria rivoluzione. Con il Movimento 5 Stelle abbiamo commissionato uno studio coinvolgendo i maggiori sociologi e esperti di lavoro in Italia, l’abbiamo chiamato Italia 2025, da questo studio è emerso che da qui a 7 anni 1/3 circa dei lavori scompariranno perché l’automatizzazione informatica sostituirà il lavoro umano. Bisogna preparasi a una trasformazione radicale e questa trasformazione partirà garantendo un reddito minimo a tutti. E’ infatti il reddito che determina il fatto che un uomo sia fuori o dentro i margini della società, non il lavoro il reddito”. Neanche l’attualità è passata in secondo piano, vi è stato infatti l’esplicito riferimento al recente crollo del viadotto a Genova: “Quella di Genova è stata una tragedia immane ed è sacrosanto che il governa ridiscuta la concessione-regalo fatta ai Benetton. La famiglia proprietaria del concessionario Autostrade per l’Italia ha avuto i soldi in prestito dalle banche e poi rientrati in 2 anni con i pedaggi più cari in Europa, sanno fare tutti a fare gli imprenditori così”. “Ho partecipato ai funerali di stato, svolti a Genova la scorsa settimana – ha continuato un Grillo sempre più invulcanito – il cardinal Bagnasco che li ha presieduti aveva una scorta di bodyguard. Una scorta di bodyguard. Roba che se l’avesse avuta anche Gesù adesso Bagnasco non avrebbe neanche il lavoro”. Critiche anche per la Chiesa tutta: “E’ diventata una classe media, oro e sfarzo su quell’altare e sotto le bare di povera gente che stava andando a riposarsi in vacanza dopo un anno di lavoro. La Chiesa – ha chiosato il comico – o si riforma o muore”. Insomma, un ora e tre quarti di puro grillismo, quello vero, quello originario e finemente distillato da quella caoticità dialettica che è da sempre vero marchio di fabbrica nella dialettica di Beppe Grillo; un distillato attento a non sconfinare mai o quasi nel politico. Una cosa è certa, l’ibridazione tra le opposte anime di politico e comico è sempre stata e sempre sarà a prescindere dal governante di turno, il vero e unico motore del fenomeno Beppe Grillo.

Matteo Petri

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