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Ricorso sul decreto sicurezza, Del Ghingaro con Rossi

Riguardo il ricorso alla corte costituzionale contro il Decreto sicurezza del governo, il sindaco di Viareggio, Giorgio Del Ghingaro, appoggia ufficialmente il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, chiedendo, con una lettera, di valutare la possibilità di inserire all’interno dei rilievi di costituzionalià anche i temi di interesse dei Comuni, che attualmente non possono sollevare tali eccezioni alla Corte Costituzionale, con particolare riferimento alla quesione dell’abrogazione dell’iscrizione anagrafica degli stranieri richiedenti asilo. 

“Caro Presidente – scrive Del Ghingaro a Rossi – in primo luogo desidero ringraziarti per la decisione della Regione Toscana di sollevare eccezioni di costituzionalità in merito ad alcune disposizioni contenute nel decreto-legge del 4 ottobre 2018. Come sai, i Comuni non possono sollevare eccezioni di costituzionalità presso la Corte Costituzionale. Per questo, vengo a chiederti di inserire fra i rilievi di costituzionalità anche i temi di interesse del Comune, con particolare riferimento all’articolo 13 del testo di legge in questione. L’articolo 13 nella parte in cui abroga l’iscrizione anagrafica degli stranieri richiedenti asilo appare viziata, a mio avviso, da manifesta illegittimità costituzionale, per violazione del principio di eguaglianza previsto dall’articolo 3 della Costituzione, poiché introduce una irragionevole discriminazione rispetto agli altri stranieri in possesso di permesso di soggiorno che, in presenza di dimora abituale o domicilio effettivo (come quello dei richiedenti asilo), sono obbligatoriamente iscritti alle anagrafi delle popolazioni residenti a condizione di parità coi cittadini italiani, ai sensi dell’articolo 6 (Decreto legislativo 286/1998). Infatti, al diritto delle persone effettivamente presenti sul territorio, ad essere iscritte ai registri anagrafici della popolazione residente di un determinato comune, corrisponde la possibilità per gli amministratori locali di conoscere con certezza il numero delle persone presenti sul proprio territorio e di determinare i servizi pubblici e sociali che i Comuni hanno l’obbligo di garantire. Peraltro, siccome nessuna persona regolarmente soggiornante, come lo è il richiedente asilo, può restare sul territorio senza che la sua presenza sia rilevata, la norma rischia di riaprire il contenzioso giudiziario per stabilire quale debba ritenersi la dimora abituale del richiedente, creando così incertezze per gli enti locali. Appare necessario ricordare come tutte le persone collegate in maniera stabile ad un determinato territorio, sia come singoli che come componenti di una famiglia o di una convivenza, hanno diritto ad essere iscritte all’ufficio Anagrafico di un determinato comune, come chiarito dalla giurisprudenza. Poiché il permesso di soggiorno rilasciato per richiesta di asilo costituisce documento di riconoscimento, ai sensi dell’articolo 1, comma 1, lettera c, del decreto del presidente della Repubblica (28 dicembre 2000, numero 445) e nessun altro documento di riconoscimento può essere chiesto allo straniero che ha chiesto protezione internazionale per l’accesso ai diritti riconosciuti dalla legge, la previsione di cui all’articolo 13, nella parte in cui prevede che lo stesso titolo di soggiorno non costituisce titolo per l’iscrizione anagrafica, appare chiaramente contraddittoria. I servizi dei Comuni in materia socio-assistenziale, che risultano direttamente interessati dell’entrata in vigore del decreto-legge 113/2018, sono sia le funzioni derivanti dalla Legge 328/2000 (Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali), che quelle in base alla Legge regionale della Toscana n. 41/2005 (Sistema integrato di interventi e servizi per la tutela dei diritti di cittadinanza sociale). In particolare, l’art. 5 della Legge Regionale 41/2005 ha sancito che hanno diritto agli interventi ed ai servizi del sistema integrato delle prestazioni sociali tutte le persone residenti in Toscana. Per queste motivazioni ti chiedo valutare la possibilità di raccogliere all’interno dell’impugnativa dinanzi alla Corte Costituzionale anche le ragioni dei Comuni”.

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