Insieme per il territorio: “Rappresentatività, serve riforma consorzi di bonifica”

Il gruppo Insieme per il territorio all’interno dell’assemblea del Consorzio di bonifica Toscana Nord torna all’attacco e chiede una revisione all’assetto dei sei consorzi di bonifica della Toscana.
“A nostro avviso – si legge in una nota – la riforma dei consorzi di bonifica della Toscana, con la legge regionale 79/2012 – Nuova disciplina in materia di consorzi di bonifica – e sue successive modificazioni e/o integrazioni, non ha prodotto in generale nessun effetto di miglioramento: nessuna maggiore efficienza operativa, niente risparmi economici, anzi ha prodotto più costi e addirittura una doppia sede come nel Consorzio Toscana Nord; eppure la Regione ha esaltato e continua ad esaltare il nuovo assetto territoriale dei consorzi di bonifica”.

“Gli unici effetti veri prodotti dal riordino – prosegue la nota – sono stati da una parte la riduzione della presenza dei consorziati all’interno dell’assemblea al 51 per cento dei seggi (tramite elezioni) e dall’altra l’attribuzione garantita del 49 per cento dei seggi ai sindaci del comprensorio (riservati d’ufficio tramite nomina politica); tutto questo ha finito per costituire solo dei centri di potere, così come è stato denunciato anche di recente da Monaco e Sanavio, autorevoli esponenti del Consorzio Basso Valdarno. In questi anni, post riforma, si è assistito ad un aumento del contributo versato dai consorziati passato da 60 a 80 milioni di euro. Inoltre la riforma ha creato dei presidenti assimilabili a dei podestà svuotando il consorzio della collegialità, garantita delle ex deputazioni, per non parlare poi del fatto che, stante la bassissima percentuale di votanti in termini assoluti, i presidenti attuali sono poco più che rappresentanti di se stessi in rapporto all’elettorato diretto, fatto salvo casi particolari”.
“Ogni ente è divenuto un piccolo feudo, ma come si presenta rispetto a prima della riforma? – si chiede Insieme per il territorio – Oggi ci sono più dipendenti, ma ci sono anche più appalti e di contro non sono stati aggregati servizi come previsto dalla normativa (gestione del personale, gestione dei catasti, acquisti collettivi, espletamento delle gare, eccetera). Alle ultime elezioni hanno votato circa 20mila consorziati nell’intera Toscana, pari a meno dell’1 per cento degli aventi diritto, mentre nelle elezioni del 2013 votarono circa 40mila consorziati: percentuali veramente irrisorie che non garantiscono la democrazia, se si considera poi che con le elezioni si attribuiscono solo la metà dei seggi. Risultato: ad oltre 2 mesi dalle elezioni oltre il 30 per cento dei consorzi non ha ancora gli organi al completo. Ci domandiamo: cosa aspetta la Regione a fare un “tagliando” vero e senza “rattoppi”, mettendo sotto esame anche l’attuale territorialità e dimensione dei comprensori? La Regione prenda atto di una situazione che è sotto gli occhi di tutti: in pochissimi vanno a votare, forti polemiche con le associazioni ambientali e faunistiche, critiche dalle associazione agricole, polemiche con le categorie economiche, asfittica la partecipazione ai lavori delle assemblee ed enormità di appalti ed incarichi professionali”.
“Constatato che l’attuale assetto territoriale non ha prodotto quelle attese auspicate da tutti – conclude la nota – riteniamo che i rimedi da porre in essere debbano partire da un giusto equilibrio tra i bisogni dei territori ed una gestione rappresentativa delle realtà locali ricercando anche lo strumento più idoneo al governo dei consorzi di bonifica: ecco perché si sollecita una forte e ampia discussione, senza remore, su quanto prodotto dall’impianto dell’attuale riforma dei consorzi di bonifica al fine di addivenire ad una drastica revisione della normativa regionale”.

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