Nautica, Braccini (Fiom): “Senza idee non si esce dalla crisi”

Il segretario regionale: "Serve l'attenzione e lo sforzo dalla parte delle istituzioni"

Nautica, non c’è crisi che si possa superare se non ci sono idee. Lo sostiene Massimo Braccini, segretario regionale della Fiom.

“Viareggio – sostiene – è un punto di riferimento internazionale per la produzione delle imbarcazioni, dove vi sono diverse imprese che compaiono tra i primi produttori al mondo che operano su una fascia larga, da Navicelli a Livorno, Marina di Massa, Carrara ed in Liguria. La nautica in Toscana ha un futuro fondato se si riesce a costruire un progetto con tutti i soggetti interessati avendo un’idea di quale sviluppo sia possibile, ben sapendo che va sviluppata una visione allargata, capire cosa esiste nel polo del mediterraneo e da Genova a Piombino come ci potenziamo”.

“Va ricercata – aggiunge – una coesione di insieme della nautica, il mercato prima ci arrivava, bastava scegliere a chi fare la barca, oggi vanno costruiti i mercati e quindi ci vogliono marketing specifici. Bisogna ragionare sull’economia del mare e sull’insieme di attività che compongono questa economia e poi valutare come ci si inquadra all’interno di un sistema, sapendo che in ogni territorio vi è una diversa situazione. Il sistema della nautica non sarà riproponibile nelle forme che abbiamo conosciuto, quindi bisogna chiederci cosa possiamo fare sinergicamente tra toscana e liguria e competere nel mediterraneo”.

“L’ottica a cui guardare è verso un polo allargato ed in grado di attrarre investimenti dove dovranno, in un ottica di area vasta, stare assieme gestioni, demolizioni, refitting, costruzioni di imbarcazioni e servizi. Vi è un ritorno alle barche di grandi dimensioni e di acciaio. Bisogna ragionare quindi sulla fruibilità del porto anche a Viareggio, dei fondali, di come si risolve il problema dell’insabbiamento, del sistema di alaggio e varo e di adeguate banchine – afferma -. Bisogna ragionare su come alzare il livello qualitativo e dimensionale delle barche da poter produrre e come si può tornare a riprodurre barche in acciaio. Le aziende individualmente rispondono alle loro esigenze, ma a livello Istutuzionale territoriale e regionale non si può ragionare allo stesso modo. Con la regione Toscana abbiamo iniziato ad affrontare una discussione che sarebbe strategica, ma va troppo al rilento. Va ripreso il cammino del dialogo, del mettere a frutto le migliori esperienze nell’interesse della collettività, così come abbiamo sempre saputo fare in passato. Viareggio è il primo porto regionale ed è evidente che la Regione Toscana bisogna che anche in questo territorio attui il promesso accordo programma. Le aree vuote e le concessioni non utilizzate, che sono la gran parte, debbono essere necessariamente riviste, anche perché si sta creando una situazione a dir poco paradossale; aziende che hanno lavoro e non hanno spazi a disposizione, aziende ferme che hanno spazi vuoti, aziende che vorrebbero venire ad investire e non trovano risposte”.

“Vanno revocate – è la ricetta di Braccini – e riassegnate le concessioni non utilizzate, ci vuole più coraggio istituzionale. Come in tutte le crisi, chi aveva condizioni solide ne uscirà più forte, mentre chi già traballava rischia di andare incontro ad un pesante declino. Mancano le professionalità, è un problema serio che riguarda tutto il settore in tutta Italia, ma non possiamo pensare che queste si trovano solo attraverso le ditte in appalto in una logica sempre più di ribasso dei costi. Va ripresa una politica delle assunzioni dirette da parte dei cantieri
committenti, vanno ricostruiti i reparti produttivi nei cantieri, l’appalto nel settore è sempre stato strutturale, ma mai si era visto un rapporto così accentuato tra dipendenti diretti e indiretti”.

“Vi è la necessità di costruzioni di rete di imprese e non imprese a rete – prosegue – dove siano veramente autonome e svincolate dal rapporto subordinato con i cantieri committenti. È necessaria una riqualificazione di tutto l’indotto che si fondi sulla crescita professionale e sul riconoscimento dei diritti e aumento dei salari dei lavoratori, in un’ottica di contrattazione di filiera, ma che deve risentire anche di una nuova legislazione a tutela dei lavoratori. Non ci saranno più’ spazi per le imbarcazioni omogenee, la differenza per avere un futuro si giocherà’ in termini di qualità’ del prodotto, nell’essere un gradino più’ in alto nell’innovazione. Qualità e sviluppo produttivo innovativo vanno di pari passo con professionalità e condizioni contrattuali adeguate dei lavoratori. La nautica si intreccia con il turismo, gli approdi, su come si può aggregare commercialmente e produttivamente un sistema e quindi anche il polo tecnologico della nautica assume un valore fondamentale Il mediterraneo se usciamo dalla omologazione ridiventerà un centro di sviluppo. Come Fiom Cgil cercheremo di arrivare alla definizione di un protocollo di intesa regionale congiuntamente a tutte le associazioni delle imprese, ben sapendo che sarebbe giunto il momento di cambiare passo”.

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