Aborti all’ospedale Versilia: se ne fanno 5 a settimana ma ci sono solo due medici non obiettori

Il ginecologo Alessandro Stefani: "La legge 194 carica una responsabilità non indifferente sul medico in particolare nel caso della interruzione terapeutica"

Aborto, un tema tornato prepotentemente di attualità. A parlarne con Lucca in Diretta è il dottor Alessandro Stefani, unico, assieme al collega Massimo Ciaponi, a praticarli all‘ospedale Versilia, nel cui reparto di ginecologia ed ostetricia su 18 medici ben 16 sono obiettori di coscienza.

Come mai sono cosi tanti, in proporzione, i ginecologi obiettori di coscienza, quelli che in sostanza rifiutano l’aborto?
La domanda andrebbe posta agli obiettori di coscienza, comunque in effetti la legge 194 carica una responsabilità non indifferente sul medico non obiettore, in particolare nel caso della interruzione terapeutica.

Quante interruzioni volontarie di gravidanza e aborti terapeutici sono stati praticati in questo 2020 al Versilia?  Ci spiega la differenza tra i due interventi e la normativa in base al dettato della legge 194?
Mediamente vengono praticate complessivamente tra volontarie (chirurgiche e farmacologiche) e terapeutiche circa 5 interruzioni alla settimana, con un andamento altalenante nel periodo Covid, legato a ripartizioni degli interventi fra ospedali sedi di reparti Covid.
L’interruzione volontaria di gravidanza si pratica su richiesta della donna e previa valutazione delle motivazioni da parte del medico non obiettore entro il 90esimo giorno di amenorrea. Dopo questa data si entra nel capitolo delle interruzioni terapeutiche di gravidanza (si badi bene che la terapia è rivolta alla madre, e giammai al feto) nel caso in cui la prosecuzione della gravidanza apporti grave danno alla salute fisica o psichica della madre. La compromissione della salute materna deve essere valutata ed accertata da un medico. Non esiste invece una connessione diretta fra la patologia fetale e l’interruzione della gravidanza, ma tutto è mediato dalle condizioni della madre.

Aborto e Covid: il ministero della salute, dall’inizio dell’emergenza sanitaria, ha ribadito che l’interruzione di gravidanza è una prestazione non differibile: al Versilia si sono registrati cali da marzo a ora nelle Ivg e negli aborti terapeutici?
Come già detto nella risposta precedente nel periodo Covid, ci sono state variazioni nel numero delle interruzioni legate a temporanee impossibilità da parte di un presidio ospedaliero ma sempre compensate dagli istituti di vicinanza.

Chi ha dovuto – o voluto – abortire ha trovato difficoltà?
No, non ci sono state particolari difficoltà perché sono stati ritenuti interventi non differibili

Chi fa principalmente ricorso all’aborto facendo una media per età, grado di istruzione e lavoro, coniugate e single?
In questi ultimi anni si è notato un progressivo abbassamento dell’età delle donne che richiedono l’intervento, mentre è fortemente diminuita la richiesta da parte di donne straniere. Per quanto riguarda la distribuzione socio culturale, direi che sia uniformemente distribuita su tutti gli strati.

L’aumento dell’uso della contraccezione d’emergenza,  la pillola del giorno dopo e la pillola dei 5 giorni dopo influiscono su un eventuale diminuzione di Ivg?
Indubbiamente può aver diminuito in alcuni casi, ma un suo utilizzo improprio sta provocando diversi casi di ricorso all’Ivg.

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