Annale (Pci): “L’indagine sul caporalato della finanza non soprende ma ci addolora”

La richiesta alla Regione è che "faccia uno sforzo straordinario per contrastare il fenomeno"

Anche Paolo Annale, della segreteria federale del Pci, interviene sull’indagine della guardia di finanza sul caporolato nei cantieri della Spezia e Carrara.

“La conclusione a cui è giunta l’inchiesta della Gdf addolora ma non sorprende – afferma Così come il fatto che si sia iniziato a parlare del possibile coinvolgimento in questo grave e preoccupante fenomeno di settori produttivi della provincia di Lucca”

La federazione di Lucca e della Versilia del Partito Comunista Italiano valuta quindi questa vicenda per quello che è in tutta evidenza: “Un’ulteriore prova dell’attacco padronale, violento e diffuso, ai diritti fondamentali dei lavoratori, alla loro sicurezza, alla loro professionalità, al loro reddito. Vero e proprio sfruttamento, che colpisce soprattutto extracomunitari, donne e giovani”.

“L’economia provinciale – aggiunge Annale – ha vissuto e vive di uno sviluppo distorto, capace di realizzare profitti privati offendendo comunità e territori, compromettendo beni ambientali, calpestando la dignità di lavoratrici e lavoratori. Di tutto ciò il “caporalato “è una espressione evidente, non l’unica ma sicuramente tra le più vergognose e criminali”.

“Il Pci – aggiunge – chiede con forza che le Istituzioni, le forze dello Stato e i Sindacati affrontino con decisione questa stortura economica, sociale e civile. La Versilia, in modo particolare, preoccupa molto, per la natura stessa della sua base produttiva e per i molti e contrastanti interessi di gruppi e singoli imprenditori poco inclini al rispetto delle regole e verso i diritti generali che regolano i rapporti di lavoro e la loro ricaduta economica e sociale”.

La richiesta alla Regione è che “faccia uno sforzo straordinario per rendere più efficace l’importante lavoro dei tavoli di confronto con le parti sociali e gli organi di controllo e tutela. Lo sforzo – conclude Annale – deve essere quello non solo di individuare e reprimere i fenomeni di caporalato già esistenti, ma anche quello di prevenirne la comparsa attraverso seri e efficaci strumenti di controllo che passino per una più approfondita conoscenza e classificazione delle aziende che operano nei vari settori produttivi, primo tra gli altri quello della nautica”.

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