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L’ex sindaco Mungai: “Per la scuola di Quiesa ancora non si vede soluzione”

L'esponente politico: "È giusto battersi perché quei soldi non siano persi ma spesi"

“Per la scuola di Quiesa ancora non si vede soluzione”. Lo afferma l’ex sindaco di Massarosa, Franco Mungai.

“Sono rimasto esterrefatto dall’apprendere dell’ennesima scusa sostenuta dal sindaco per non spendere i contributi che gli abbiamo lasciato per ristrutturare la scuola di Quiesa – spiega l’ex primo cittadino -.  In consiglio comunale, non al bar, Coluccini ha affermato di non poter fondere i due finanziamenti perché soggetti a rendicontazione separata. Davvero noi abbiamo un’amministrazione speciale che si distingue per cose originali e interpretazioni innovative! Perché tutti gli altri comuni della provincia di Lucca che hanno ricevuto contributi della Regione e della Fondazione Cassa di Risparmio  fondono gli interventi, li fanno interagire ai fini del cofinanziamento e appaltano progetti unitari, come è logico che sia. Solo a Massarosa ci creiamo problemi che non esistono”.

“Quando nella primavera del 2019, dopo quello della Fondazione, la mia amministrazione ricevette il contributo regionale – prosegue Mungai –  si attivò subito per fondere gli interventi, cosa che fu fatta con delibera del consiglio comunale, corredata ovviamente dei pareri tecnici: segno che le cose erano state verificate, valutate e concordate, non solo da me ma dalla struttura tecnica del comune. La stessa struttura dopo la delibera del consiglio comunale bandì la gara per un progetto unico e affidò un unico incarico per la progettazione. Tutti superficiali e malaccorti? Solo Coluccini ha capito tutto?“.

“La verità – aggiunge –  è che Massarosa sta seriamente rischiando di perdere un finanziamento che la maggior parte dei comuni si sogna per una scuola elementare. E che è inaccettabile rifiutare di aggiudicare gare già concluse, come quello della progettazione e spendere altri soldi per progetti che non c’entrano niente coi contributi ricevuti. Ha parlato l’attuale amministrazione con la Soprintendenza per capire cosa si può fare su un edificio vincolato fra miglioramento e adeguamento (due cose ben diverse) prima di tirare via soldi pubblici per progetti che non servono con i contributi che abbiamo?”

“Provo un grande dolore ogni volta che passo davanti alla scuola, abbandonata e diventata un magazzino – conclude -. Noi facemmo un percorso serio, fatto di studi approfonditi. Sarebbe stato molto facile sotto elezioni dare una scialbata e via. Ma ho sempre pensato che quando si governa non si sottomette l’interesse elettorale all’interesse generale, che si guarda oltre le amministrazioni e il loro colore. Mai avrei pensato di avere un successore che dimostra con ogni suo atto di concepire la politica come dispetto, fino a rischiare di perdere contributi ereditati di cui all’epoca si negava addirittura l’evidenza della loro concessione. È giusto battersi, come fa la gente di Quiesa, perché quei soldi non siano persi ma spesi”

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