Giorno della Memoria, l’intervento del sindaco di Viareggio Giorgio Del Ghingaro

Il primo cittadino ricorda il 27 gennaio 1945

Giorno della Memoria, l’intervento del sindaco di Viareggio Giorgio Del Ghingaro.

Il 27 gennaio 1945 veniva liberato il campo di Auschwitz – scrive il primo cittadino -. Arrivarono quattro ragazzi di pattuglia, «quattro giovani soldati a cavallo», racconta Primo Levi nella Tregua, il testo che abbiamo scelto oggi per celebrare, a distanza, questa giornata. Nulla mai sarebbe potuto accadere di così buono, di così puro da cancellare il nostro passato continua Levi. Tre anni prima, nel 42, era stata teorizzata la “ìsoluzione finale, il destino di massa che avrebbe coinvolto un popolo intero, di morte amministrata dalle autorità tedesche. Era l’ultimo terribile passo di un crescendo di odio instillato, coscienza dopo coscienza, con rigore scientifico: lo stesso rigore che amministrerà l’uccisione di milioni di persone. Sono passati 76 anni e oggi si celebra il Giorno della Memoria”.

“E’ stato un anno difficile quello appena passato – prosegue -. La pandemia ha toccato profondamente le nostre vite. Per la prima volta, noi italiani del dopoguerra, abbiamo sperimentato, accettandole, le privazioni delle libertà personali, con la sicurezza non scontata e non banale, di ritrovarle una volta superata l’emergenza. Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case: Levi ammonisce. Sembra lontano il ricordo di umanità calpestata: impossibili i racconti marchiati sulla pelle di chi sopravvisse. Eppure è ancora tregua e non libertà, se è vero che oggi, non un secolo fa, abbiamo visto ruggire nazionalismi, risorgere linguaggi e metodi che speravamo dimenticati.  Sono di oggi, non di un secolo fa, le immagini di umanità racchiusa in lunghe file scure di cappotti stanchi, in coperte di fortuna, nei campi sotto la neve o tra le onde del mediterraneo. Figli nostri, nati poco più ad est, o poco più a sud, respinti, maltrattati uccisi. Considerate se questo è un uomo, che lavora nel fango, che non conosce pace, che lotta per mezzo pane, che muore per un si o per un no. E’ stata tregua, non libertà, se ancora una volta ritorna l’odio, figlio dell’ignoranza e della rabbia affamata: odio instillato giorno dopo giorno, con rigore”.

“E’ per questi 76 anni di tregua che è importante il Giorno della Memoria. Monumento alla barbarie che però celebra la speranza, che è sempre e comunque vita – prosegue -. Quella vita alla quale si sono attaccati i superstiti di una tragedia senza senso: donne e uomini, anche della nostra provincia che, oppressi dal dolore, ci hanno raccontato esperienze disumane. La memoria si esercita, si tramanda di generazione in generazione: per questo, con orgoglio, apprendiamo delle tre medaglie d’onore con cui il presidente della Repubblica ha insignito tre cittadini della nostra provincia, uno dei quali, Fosco Guidugli, di Viareggio, internato nei campi di lavoro”.

“E con gioia, salutiamo l’asteroide dedicato ieri a Liliana Segre: un nome e un numero, a cui quel nome era stato ridotto, translati insieme in un corpo celeste – comclude -. Un respiro lungo che fa più profonda l’apnea, ma apre gli orizzonti e alza la guardia. Concludo citando ancora una volta le parole di Primo Levi Meditate che questo è stato: vi comando queste parole… Scolpitele nel vostro cuore”.

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