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Covid, Fortunato Zappia da medico a paziente ricoverato al Versilia: “Personale umano e disponibile”

Il noto dottore che nonostante sia in pensione opera ancora in Calabria racconta la sua esperienza durante la degenza

Ad un mese, ieri (31 gennaio), dalle dimissioni dall’ospedale Versilia, dove era stato ricoverato per Covid 19, il dottor Fortunato Zappia, noto chirurgo in pensione, racconta su Facebook  la sua esperienza di medico – paziente.

“Sono stato ricoverato nel mio ex ospedale per una forma seria di polmonite interstiziale da Covid-19 – spiega – A letto, supino, per un mese ho guardato il soffitto e in quel “cielo in una stanza” che rappresentava tutto il mio mondo, Tante volte mi sono chiesto se era il caso di raccontare la mia esperienza, la prima, come paziente”.

Ed eccolo, quindi, pronto a narrare quella che descrive la sua (dis)avventura, iniziando con una similitudine shakespeariana parlando di Macbeth che sgozzò nel sonno re Duncan, con questi che, nei sussulti della morte continuò a versare sangue sul pavimento fino a sporcarlo completamente.  “A quella vista lady Macbeth con meraviglia esclamò  oh, non pensavo che quel vecchio avesse tanto sangue! E’ quello che è accaduto a me – precisa Zappia -, durante la mia degenza davanti alle manifestazioni di affetto di amici vicini e lontani  mi hanno fatto esclamare di getto non pensavo di avere tanti amici, tante persone che con la loro affettuosa presenza mi hanno sostenuto nei giorni più bui della malattia. E dire che non sono proprio uno stinco di santo! Si suole dire che si è soli in due momenti dell’esistenza: quando si nasce e quando si muore. E meno male che se ci ammaliamo c’è qualcuno sempre pronto a confortarci, a sostenerci e perfino a partecipare con empatia, quasi a trasferire su di sè il nostro patire, il nostro pathos greco. Perchè noi siamo greci, figli di quella (Magna) Grecia che è stata faro e ispirazione di tutta la cultura nostra e dell’Occidente intero. Quella cultura che ancora oggi per dirla con Manzoni dietro i monti imporpora il trepido Occidente. Nasce da questo binomio, pathos, come sentire, e malattia, come perdita del benessere della persona, il nostro approccio al malessere sia fisico che mentale, in ogni caso umano, troppo umano”.

“Cosa chiede un paziente quando si ricovera? – prosegue il dottor Zappia – Di essere accolto in un ambiente, l’ospedale, più conforme e consono a quella che dovrebbe essere la natura e la dignità dell’uomo da salvaguardare nel momento più difficile , come è appunto la malattia. Lo chiamerei una sorta di umanesimo sanitario”.

Nella mia recente esperienza come paziente – conclude – posso dire con piacere che ho constatato nei colleghi che mi hanno curato, e nel personale tutto, un comportamento professionale e umano degno di questo mestiere che deve (o dovrebbe) abbinare oltre a capacità e competenza quella disponibilità che fa dell’operatore sanitario, a tutti i livelli, un professionista straordinariamente umano. Sono passato dall’alta intensità medica covid alla riabilitazione fisiorespiratoria post-covid ma in entrambi i reparti ho trovato tutti, tutti dico, che si tratti di colleghi o del restante personale sanitario nelle sue varie competenze, sensibili, attenti al paziente ma soprattutto umani e disponibili. Si dice che nella vita tutto sia migliorabile ma io sono stato fortunato a trovare gente che ha saputo coniugare professionalità e sorprendente capacità gestionale e decisionale con altre categorie fondamentali. Nasce da questo insieme di caratteristiche la considerazione che viene riservata al medico e nella sua estensione all’operatore sanitario in virtù delle sue attitudini e qualità personali. L’affettuosa disponibiltà dimostratami, poi, è stata la ciliegina sulla torta”.

Il dottor Fortunato Zappia, nonostante sia in pensione dal Versilia, opera ancora in Calabria, come libero professionista, al Policlinico Madonna della Consolazione e, di recente, è salito alla ribalta delle cronache nazionali per il caso della donna lombarda che da Milano, in piena pandemia, è scesa a Reggio Calabria per farsi operare alla tiroide-

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