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Cani sottratti con l’inganno ai proprietari, guardie zoofile alla sbarra

Udienza dal gup, dibattimento al via a ottobre: in due chiedono la messa in prova

Caso Kronos, udienza davanti al gup Riccardo Nerucci questa mattina (9 aprile) al tribunale di Lucca. Il processo per le guardie zoofile inizierà il 5 ottobre

La procura di Lucca, pubblico ministero Salvatore Giannino, a gennaio scorso, aveva chiesto il rinvio a giudizio per 11 persone, l’allora presidente Giacomo Puppo, Isabella Batori, Daniela Bellotti, Katuschia Baccili, Felice Della Porta, Valeria Giannecchini, Sonia Malcontenti, Maria Gabriella Maurizi, Fabio Sinceri, Irene Vianello e Cecilia Menicocci.

Per Cecilia Menicocci non luogo a procedere per un capo di imputazione, il falso, resta l’accusa di estorsione, mentre per Irene Vianello e Felice Della Porta, che hanno chiesto la messa alla prova, è stata fissata, per la decisione, una nuova udienza per il prossimo 24 settembre. Alla stessa udienza verranno esaminate la posizioni di Fabio Sinceri e Daniela Bellotti, essendo emerso un difetto di notifica.

Per Kronos nazionale, tramite il loro legale, avvocato Ottavio Capparella del foro di Viterbo nonostante l’opposizione di tutte le difese delle guardie zoofile, è stata ammessa la costituzione della parte civile.

L’indagine, diretta dal pm Salvatore Giannino, era nata dal caso del cane Oliver, un bell’esemplare di maremmano maschio. E’ il 13 settembre del 2017 quando – secondo la ricostruzione della Procura di Lucca  – tre guardie zoofile della Kronos si presentano a casa dei proprietari del 4 zampe e, mediante minaccia di elevargli sanzioni, li costringono a firmare l’atto di cessione, “procurando così un ingiusto danno alle persone offese ed un ingiusto profitto a sé stesse e all’associazione”.  Il 4 ottobre dello stesso anno, meno di un mese dopo, uno degli indagati presenta denuncia alla caserma dei carabinieri di Pietrasanta asserendo che Oliver, affidato alla sua struttura, un rifugio per cani, era scappato. Una denuncia falsa, secondo la Procura, che ricostruisce, nelle indagini, che il maremmano, invece, si trovava in altra struttura in Liguria, a Sarzana “per eludere il provvidemento di sequestro emesso dal pm il 2 ottobre”, con tanto di blitz della Pg, assieme alla polizia municipale della Piccola Atene, nel canile dove lo stesso si sarebbe dovuto trovare. Poi, nella scena, sempre secondo l’accusa, nel dicembre 2017 è entrata un’altra persona, finita sotto indagine, che affermando di aver trovato Oliver per strada al ritorno da una vacanza all’isola d’Elba, se lo era intestato. L’accusa, in questo caso, è di “aver attestato il falso nell’autocertificazione per la regolarizzazione dell’intestazione della proprietà del cane pastore maremmano, ottenendo così l’iscrizione all’anagrafe canina a suo nome del cane Oliver chiamandolo Gian, nello specifico avendo trasmesso tramite mail un’autocertificazione, diretta alla competente Asl3 di Genova, per il tramite di uno studio veterinaro, nella quale attestava falsamente di aver ricevuto in dono il cane, reiterando il falso nelle dichiarazioni rese a verbale di sommarie informazioni testimoniali allorquando è stata escussa dalla polizia municipale di Genova (su subdelega dell Procura di Lucca)”.

Un’inchiesta, quelle sulle guardie zoofile Kronos, durata circa due anni. Tre faldoni pieni di prove, e testimonianze, dove non si è trattato solo di Oliver. Tra i reati ipotizzati, oltre all’associazione a delinquere, violenza privata, sostituzione di persona, falsità ideologica, c’è anche la violazione di domicilio e il furto. Ed è il caso di due femmine di Golden Retriever – registrati all’anagrafe canina come meticci, in quanto sprovvisti di pedigree – rubate, notte tempo, dalla casa di un militare dell’Arma della Versilia. E’ la mattina del 18 gennaio 2018 quando il carabiniere riceve la telefonata di una vicina di casa che lo avvisa che tra le 3 e le 4 di notte, allertata da strani rumori, si era affacciata alla finestra di camera ed aveva visto due “figure” incappucciate aggirarsi nel giardino del militare, con tanto di torce accese.  Il carabiniere, appena svegliatosi, va immediatamente a verificare notando che la rete di recinzione del giardino era stata tagliata, che i suoi due cani erano spariti e, quindi, formalizza la denuncia di furto, contro ignoti. La badante della madre della vicina, sentita come persona informata dei fatti dalla Procura, ha riferito che due giorni prima della sparizione dei cani del militare erano arrivate alcune guardie zoofile della Kronos, lasciando anche un biglietto con su scritto che sarebbero tornate, non avendo trovato il proprietario, per verificare una segnalazione anonima di presunto maltrattamento. Una di queste guardie zoofile è stata riconosciuta durante la ricognizione fotografica. “I cani non hanno abbaiato – ha spiegato agli inquirenti la testimone che di notte ha visto dalla finestra gli incappucciati portare via le due golden retriever -, sono buoni. Ho subito chiamato il carabiniere, ma non mi ha risposto, cosi l’ho richiamato la mattina successiva”. Secondo l’accusa “esiste un nesso tra la visita delle Kronos e il furto”.  “Infatti – spiegava la Procura – non si sono più presentate e non hanno contattato il carabiniere”. La prova, per gli inquirenti, che a sottrarre le due femmine di Golden Retriever siano state le Kronos sta nell’analisi dei tabulati che “ha permesso di accertare la presenza di tre guardie, tra le 3 e le 4 di notte – proprio del 18 gennaio 2018 -, in quanto i loro cellulari hanno agganciato il ripetitore che serve la zona del furto dei cani del militare”. I 4 zampe, poi, scriveva sempre la Procura, sono stati “stranamente fatti ritrovare dopo una segnalazione di una animalista molto vicina ( a una delle Kronos )”. Il ritrovamento, spiegava ancora la Procura, è stato dovuto al fatto che il carabiniere, dopo il furto dei suoi cani, non solo ha presentato immediatamente denuncia, ma ha anche iniziato insistentemente a chiedere in giro: “Tale dinamica si presuppone che possa aver fatto preoccupare non poco gli autori del furto, facendoli ritrovare”.

 

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