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Festival Puccini, sold out anche la prima ‘Turandot’ con il finale di Luciano Berio

L'opera sarà replicata il 30 luglio e il 7 e 21 agosto

È già sold out anche la prima Turandot in debutto domani (24 luglio) alle 21,15 al Festival Puccini. Ma lo spettacolo sarà replicato il 30 luglio e il 7 e 21 agosto.

Il nuovo allestimento del capolavoro incompiuto del Maestro per la prima volta sarà eseguito con il finale di Luciano Berio. L’opera, coprodotta con il Teatro Goldoni di Livorno, porta la firma alla regia di Daniele Abbado e di Angelo Linzalata per le scene.

Considerato dai più un vero e proprio omaggio alla modernità di Puccini, il finale di Turandot composto da Luciano Berio fu eseguito la prima volta alle Canarie nel 2001 e mai eseguito, sino ad oggi, a Torre del Lago, dove l’incompiuta è sempre stata rappresentata con il finale di Franco Alfano.  Luciano Berio – tra i massimi compositori italiani del 20esimo secolo, come Alfano – si accinse dopo quasi 80 anni dalla stesura pucciniana a concludere l’opera   lavorando su quei 36 fogli di appunti che Puccini aveva lasciato alla sua morte. A quelle pagine Berio si ispira per cogliere il più possibile le intenzioni musicali pucciniane, sviluppando secondo il suo stile, invece, le parti strumentali. Definito un finale “più umano” quello di Luciano Berio, si compone di sedici minuti di musica, 307 battute di cui 133 prese dagli appunti di Puccini e riorchestrate e 174 da lui composte, un finale in cui Berio dopo la morte di Liù risolve lo sgelo di Turandot, rispettando il più possibile le indicazioni di Puccini ma anche attingendo a quello stile wagneriano richiamato da Puccini e certamente più congeniale ad un compositore del ventesimo secolo.

Anche per Daniele Abbado, regista di fama internazionale, riconosciuto per la capacità di sviluppare progetti innovativi nel campo del teatro musicale, si tratta di un debutto, è la sua prima volta da regista di Turandot.

Turandot è un’opera che sta appieno nel percorso teatrale del Novecento, una favola messa in musica da Puccini che ci spinge verso una narrazione non letterale né tantomeno realistica: il mondo che irrompe in scena è in preda a una paralisi, in una situazione di crisi diffusa di cui non si conosce l’origine, probabilmente è stata dimenticata. Turandot è un’opera nella quale si incontrano e fondono diversi linguaggi, e il testo ne diviene – spiega Daniele Abbado alla regia – il luogo principe. Studiando la struttura linguistica di quest’opera ne ho scoperto la grandissima modernità. Un lavoro attento e rigoroso fatto di comprensione e costruzione dei personaggi che ho fatto insieme agli interpreti. Favola, incubo, poesia scandiscono i momenti di quest’opera che porta in scena l’eterno confronto Amore-Morte, una scena sulla quale mondo onirico e mondo reale convivono. Puccini non riuscì a completare Turandot. Anche con l’importante apporto di Luciano Berio, questo racconto scenico sembra quindi non chiudersi su una fine, quanto piuttosto donare a Turandot il senso di un tentativo, un esperimento. Turandot come Opera Aperta, consegnata al destino di generare e ospitare finali di significato diverso”.

Un impianto scenico “contemporaneo” simbolico e minimale, per un’opera assolutamente moderna e in cui è evidente un importante approccio tecnologico come dichiara lo scenografo Angelo Linzalata. Ci sono dei corpi luminosi innovativi nel segno della ricerca che Linzalata ha sperimentato negli ultimi anni. Un progetto quello di Turandot al quale lo staff creativo, scenografo, regista, costumista   ha lavorato in sinergia influenzati dal nuovo finale. Colorati, moderni e adeguati allo stile i costumi di Giovanna Buzzi. La parte musicale vede sul podio il maestro John Axelrod che definisce Turandot un’opera meravigliosa e misteriosa. Per Axelrod direttore principale e direttore artistico della Real Orquesta Sinfónica de Sevilla e direttore principale ospite dell’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi, è un ritorno al Festival Puccini dove ha diretto nel 2020 il titolo di apertura.

Il cast di questa nuova produzione targata Festival Puccini annovera importanti voci: nel ruolo della gelida principessa sarà il soprano americano Emily Magee che calca per la prima volta il palcoscenico di Torre del Lago, mentre nei panni del proncipe Calaf il bravissimo tenore siciliano Ivan Magrì già acclamato interprete su importanti palcoscenici. Nel ruolo della povera schiava Liù la giovanissima e brava soprano Emanuela Sgarlata. Completano il cast Timur Nicola Ulivieri, Ping Giulio Mastrototaro, Pong Marco Miglietta, Pang Andrea Giovannini, L’Imperatore Altoum Kazuki Yoshida, Il Principe di Persia Giovanni Cervelli, Un Mandarino Francesco Facini, I Ancella Fleur Strijbos, II Ancella Luisa Berterame. Un cast in cui spiccano anche tre artisti della Puccini Academy, a conferma dell’attenzione della Fondazione verso i giovani, ponte tra la storia dell’Opera e il futuro dell’Arte. Il Coro del Festival Puccini è diretto da Roberto Ardigò e il Coro delle Voci Bianche del Festival Puccini è istruito da Viviana Apicella. Sulla scena le traduzioni in cinese tratte dalle parole del libretto sono a firma di Giuseppe Avino.

Prima dello spettacolo la consegna del 50esimo Premio Puccini a Michele dall’Ongaro. Compositore, musicologo, conduttore radiofonico e televisivo, presidente e sovrintendente dell’Accademia nazionale di Santa Cecilia è autore di numerosi saggi e testi dedicati alla musica tra i quali si ricorda l’analisi di tutte le opere di Giacomo Puccini (Pacini Editore, Pisa 1986).  Nel 2020 nel suo ruolo di Sovrintendente dell’Accademia Nazionale di Santa Cecili ha riportato, dopo 79 anni di assenza, l’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia al Festival Puccini sotto la guida di Antonio Pappano, contribuendo a  scrivere  una pagina significativa nella storia dell’unico Festival al mondo dedicato a Giacomo Puccini.

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