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Seravezza, Apuane Libere “boccia” i candidati sindaco: “Nessuno di loro propone alternative allo sfruttamento delle cave”

Dura disamina dell'associazione sorta a tutela dell'ambiente

Elezioni amministrative a Seravezza, Apuane Libere “boccia” tutti i candidati sindaco, in riferimento all’impegno per le cave.

“La nostra associazione – spiegano dal tritone apuano – che ha seguito da vicino le ultime vicende politiche e che in cinque mesi dalla propria costituzione ha denunciato per ben tre volte gravissimi abusi ambientali dentro i confini comunali, non può che dare un parere negativo nei confronti dell’amministrazione uscente. La visione di sviluppo del territorio della giunta Tarabella, è stata solamente concentrata nel favorire l’escavazione per compiacere quelle società per azioni, che accumulano guadagni milionari sulla pelle della popolazione e a discapito dei beni della collettività. In questi anni siamo passati dalla vergognosa proposta di transazione in favore della dispotica Henraux bocciata poi dall’assemblea degli usi civici alla mancanza di atti di tutela dei beni pubblici una volta vinta la causa sulla proprietà del monte Altissimo. Purtroppo le cose non sono destinate a variare, dato che – come evidenziano i nomi dei candidati che compongono indiscriminatamente le tre liste – l’affaristica lobby del marmo ha già prenotato tutti i 16 posti in consiglio comunale, che adopererà a proprio uso e consumo”.

Parole pesanti quelle dell’associazione. “Abbiamo valutato attentamente i programmi di tutti e tre i candidati – spiega Gianluca Briccolani presidente di Apuane Libere – ma dobbiamo purtroppo concludere, che nessuno di questi prevede uno sviluppo alternativo a quella monocultura del marmo che da secoli ha visto la comunità seravezzina, supina a dei veri e propri marmotrafficanti che hanno progressivamente devastato la qualità della loro vita e quella dell’ambiente della montagna. Risolvere il ‘problema cave’ non vuol dire solo redistribuire equamente la ricchezza, significa anche risolvere il problema dell’inquinamento delle acque, quello da polveri sottili – il certificato Arpat è perennemente sottochiave negli armadi comunali – provocato dal passaggio di 300 bilici al giorno sulle strade di Seravezza: bestioni del marmo che provengono anche da comuni molto lontani. Vuol dire proporre uno sviluppo nuovo che tenda ad un turismo sostenibile dall’ambiente, diverso – per forza di cose – da quel sistema estrattivista ormai arrivato al capolinea di tutte le civiltà a livello planetario: insomma un nuovo paradigma che scelga di mettere al centro l’individuo e gli ecosistemi in quanto bene primari e irrinunciabili (specialmente in tempo di crisi climatica) e non l’interesse privato”.

“La nostra comunità militante – prosegue il presidente – è per incentivare un rilancio dell’artigianato artistico, dell’agricoltura biologica, dell’allevamento non intensivo e del mutuo commercio di prossimità, mentre ribadisce fermamente la propria contrarietà al nuovo piano di distruzione previsto alle pendici della montagna di Michelangelo: il Monte Altissimo. Purtroppo invece – a prescindere dalla formazione partitica che verrà eletta – sappiamo già che si permetterà ad un’avida società per azioni, di appropriarsi di ulteriori 1.820.000 tonnellate di sacro suolo apuano ricadente in mappali della collettività: con l’occasione è sempre bene ricordare che a seguito della sentenza del 8 luglio 2020 emessa dal commissario per la liquidazione degli usi civici per Lazio, Toscana e Umbria, in quelle aree non si può escavare. Adesso tocca ai seravezzini – conclude Briccolani – voltare coraggiosamente le spalle a quella vergognosa lobby interpartitica, presente in maniera trasversale dentro tutte e tre liste concorrenti riunendole sotto la comune bandiera del facile profitto a discapito della salute dell’ambiente, dei cittadini e dei lavoratori, di modo da non essere mai più complici di un ennesimo progetto di macelleria ambientale, che rapina i beni della collettività per incrementare interessi economici privati”.

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