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Salviamo le Apuane: no alla riattivazione del bacino estrattivo delle Gobbie

Il movimento e il Cai Pietrasanta chiedono tutela ambientale, recupero delle cave dismesse e un futuro sostenibile per le montagne

Il movimento Salviamo le Apuaneesprime pieno sostegno all’appello lanciato dal Cai Pietrasanta contro la possibile riattivazione del bacino estrattivo delle Gobbie.

Come ha ricordato il presidente del Cai, Antonio Cordiviola: “Parliamo di un’area dove la natura, negli anni, si è riappropriata degli spazi, restituendo equilibrio e bellezza a luoghi che erano stati profondamente compromessi. Nessuno vuole negare il valore storico, culturale e lavorativo del settore estrattivo, ma oggi è necessario riconoscere che esistono limiti ambientali, paesaggistici e sociali che non possono più essere ignorati“.

“Riaprire cave che il buon senso aveva chiuso sarebbe un errore grave – ha aggiunto Eros Tetti, fondatore del movimento Salviamo le Apuane -. Le Apuane non sono soltanto un distretto estrattivo: sono un patrimonio naturale, una rete di sentieri e rifugi, un ecosistema fragile ma ricchissimo, un territorio che può costruire il suo futuro anche attraverso un’economia della montagna basata su turismo sostenibile, accoglienza, manutenzione del paesaggio e nuove opportunità per le comunità locali”.

“Alla luce di questo – continua – chiediamo un chiarimento trasparente sul futuro del Monte Altissimo e delle aree coinvolte, il rispetto rigoroso delle norme esistenti e dei piani di tutela, un vero recupero ambientale delle cave dismesse, troppo spesso abbandonate e un tavolo di confronto prima di qualsiasi ipotesi di nuova apertura o riattivazione. La valle di Arni, i Tre Fiumi e molte altre zone mostrano ciò che accade quando gli interventi vengono lasciati a metà: detriti, macchinari abbandonati, strutture fatiscenti. Un’immagine ingiusta per le Alpi Apuane e per i paesi che vivono all’ombra di queste montagne”.

Riteniamo che la tutela dell’ambiente e lo sviluppo economico non siano in contrasto: lo diventano solo quando si insiste su modelli superati e non rigenerativi – conclude Tetti -. Le Apuane meritano, invece, un futuro basato sulla cura, sulla rigenerazione e su un’economia innovativa che valorizzi la loro unicità. Il territorio appartiene a chi se ne prende cura, non a chi lo consuma. Su questo continueremo a impegnarci con determinazione”.