Dopo l’incidente del 2024, Pietrasanta e altri enti locali della zona chiedono bonifica e gestione sicura del sito
Gli assessori Tatiana Gliori (ambiente e protezione civile) e Matteo Marcucci (lavori pubblici), in rappresentanza del Comunedi Pietrasanta, sono stati ricevuti a Firenze, unitamente alle delegazioni istituzionali di Montignoso, Forte deiMarmi, Massa e Seravezza e ai referenti del comitato dei cittadini per la chiusura diCava Fornaci, dalla Quarta Commissione territorio, ambiente, mobilità, infrastrutture della Regione Toscana per approfondire le problematicheinerenti alla discarica ex Cava Viti.
I rappresentanti degli enti sono stati ascoltati dopo l’audizione del Comitato, condotta separatamente dalla Commissione: “Tutti abbiamo sottolineato come, in particolare dall’incidente del 2024, sia ormai venuta meno in modo irreparabile la fiducia nei confronti del gestore della discarica – ha riferito l’assessore Gliori – e che questo sito abbia bisogno di un nuovo percorso che lo restituisca alla comunità. Personalmente ho poi voluto ribadire alla Commissione il fatto che sei Comuni (includendo anche Carrara, ndr), pari a circa il 5% della popolazione toscana, sono uniti nel sostenere che la discarica vada chiusa e sottoposta a bonifica con un’adeguata gestione post-mortem che non ricada sui cittadini, dopo che tutti gli impegni di messa in sicurezza saranno assolti dal gestore”.
La commissione ha registrato ogni dichiarazione, posto alcune domande a chiarimento di quanto esposto e, nel congedarsi dai rappresentanti istituzionali, ha manifestato l’intento di lavorare per andare incontro alle varie necessità emerse nel corsodell’audizione.
“Si apre oggi un percorso serio, con l’obiettivo di portare a conclusione una storia lunga quarant’anni – ha detto il presidente della commissione ambiente della Regione, Gianni Lorenzetti –. L’obiettivo è arrivare alla chiusura della discarica in sicurezza, attraverso un percorso che va concertato e deve tenere presente la preoccupazione di affrontare seriamente la gestione ‘post mortem’ dell’impianto, scongiurando il rischio che i costi ricadano interamente sui territori. Dal 2016-17 si è innescato un meccanismo complesso, che ha visto i comitati in prima fila, l’incidente del 2024 ha visto venir meno l’elemento fiduciario nei confronti del gestore. Faremo tutte le necessarie verifiche attraverso l’assessorato. Quello di oggi è stato un primo importante momento di dibattito e di confronto. Saluto i rappresentanti del Comitato, che per la prima volta arrivano a far sentire la loro voce in Consiglio regionale”.
Il consigliere Marco Guidi (Fratelli d’Italia), anch’egli espressione del territorio (come il presidente della commissione, che è stato sindaco di Montignoso) conferma il pieno sostegno alle richieste: “Tutti vogliamo la chiusura della discarica e chiedo scusa ai rappresentanti del comitato perché è dal 2018 che si sente parlare di chiusura e siamo ancora lontani dall’avere una data certa, mentre il gestore progetta una chiusura nei termini, inaccettabili, di sette anni, considerando la sostenibilità economica del percorso”. Il consiglio regionale, ha ricordato, “si è già espresso per la chiusura con un atto d’indirizzo”. Guidi ha chiesto “che l’assessore regionale e gli uffici tecnici per verificare a che punto è il percorso per la chiusura”.
Anche dai Comuni è arrivata la richiesta di chiusura della discarica, secondo la posizione congiunta espressa dall’assessore all’ambiente di Montignoso, Giulio Francesconi, a nome delle sei amministrazioni locali. “Nel 2024 è venuto a mancare il rapporto di fiducia e si è avviato il confronto per arrivare alla chiusura e messa in sicurezza del sito”. Le maggiori difficoltà, ha spiegato Francesconi “saranno legate alla gestione dopo la chiusura, con al primo posto la messa in sicurezza di un territorio fragile come il nostro. Si tratta della gestione dei prossimi trent’anni, chi si è assunto l’onere di gestire la discarica deve farlo anche nei prossimi anni”. Di qui, la decisione di rappresentare davanti alla commissione una posizione unitaria, “tra sei Comuni di colori politici diversi (includendo anche Carrara, che stamattina non era presente, ndr), ma uniti nell’interesse della nostra comunità”, è stato sottolineato.
Posizioni concordi per la chiusura di Cava Fornace sono state espresse anche da altri componenti della commissione regionale. “Pieno sostegno alle richieste del comitato, giusto andare nella direzione dell’ascolto del territorio. Il percorso deve essere valutato tenendo conto delle molteplici criticità. Chi ha creato un danno e causato scempio ambientale è giusto che ne risponda”, ha detto Massimiliano Ghimenti (Avs).
Conferma della posizione “assodata del nostro gruppo, per la chiusura dell’impianto”, anche da Alessandro Franchi (Pd): “C’è da valutare con attenzione il tema enorme della gestione dopo la chiusura dell’impianto, importante capire se il gestore abbia fatto gli accantonamenti, abbiamo il dovere di fare tutti gli approfondimenti necessari”.
“Anche il nostro gruppo è a favore di un percorso che porti alla chiusura dell’impianto – ha dichiarato Francesco Casini (Casa riformista) –. Si tratta di fare quadrato e cercare soluzioni sostenibili. Il gestore dovrà farsi carico della gestione post mortem dell’impianto, che avrà un costo sicuramente notevole, e per questo dovrà essere sicuramente sostenuto, anche dalla Regione, magari attraverso fondi di finanziamento sovraregionali. Per questo, la struttura potrà essere convertita alla produzione di energie rinnovabili. Giusto che ogni Ato raggiunga l’autosufficienza nella gestione dei rifiuti”.
“Il problema alla base di questa, come di altre situazioni nella nostra regione – ha affermato Alessandro Capecchi (Fdi), – è che il Piano regionale di gestione dei rifiuti, approvato faticosamente lo scorso gennaio, ha dei limiti strutturali molto rilevanti, a cominciare dal fatto che continua con le discariche, sia per i rifiuti urbani che per gli speciali, e non prevede nuovi impianti. Con questo Piano, al momento non si chiude nulla. Necessario approfondire, attraverso il confronto con la giunta regionale, e capire qual è la situazione reale della gestione dei rifiuti nella nostra regione”.


